Trump critica ExxonMobil e Chevron per guadagnare “troppo” e chiede prezzi di carburante più bassi
Trump accusa ExxonMobil e Chevron di guadagnare troppo e chiede prezzi di carburante più bassi
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato ExxonMobil e Chevron di guadagnare “troppo” grazie ai prezzi elevati del carburante e ha chiesto ai due colossi del settore energetico di ridurre i prezzi al consumo. L’annuncio, fatto durante un incontro con i media a Washington il 3 agosto 2026, segna un distacco rispetto al sostegno tradizionale che Trump ha sempre dato all’industria del petrolio. Trump ha affermato che i prezzi al distributore sono “troppo alti” e ha minacciato che, una volta conclusa la crisi con l’Iran, i prezzi “scenderanno attraverso il pavimento”.
Pressione pubblica su aziende del settore energetico
Trump ha continuato a usare la sua influenza pubblica per pressare le aziende del settore energetico, un approccio che ha caratterizzato la sua gestione. Durante il suo primo mandato, ha spinto i produttori automobilistici a mantenere la produzione negli Stati Uniti, ha criticato i contratti di difesa per costi elevati e ha chiesto ai produttori farmaceutici di ridurre i prezzi dei farmaci. Dopo il ritorno al potere, ha mantenuto questa strategia, cercando di influenzare le decisioni aziendali senza ricorrere necessariamente a azioni governative formali.
La sua critica a Chevron e ExxonMobil è arrivata dopo che entrambe le aziende hanno registrato profitti record nel secondo trimestre del 2026, in parte grazie alla guerra in Iran e alla riduzione della capacità di raffinazione globale. Trump ha anche criticato l’apparizione del CEO di Chevron, Mike Wirth, su un programma di Fox News, affermando che non ha riconosciuto i contributi del suo governo all’industria del petrolio.
Storia di Chevron in Venezuela
Trump ha citato come esempio il ritorno di Chevron in Venezuela, un paese in cui l’azienda ha operato per oltre un secolo. Mentre il presidente Hugo Chavez ha nazionalizzato i progetti petroliferi nel 2007, Chevron ha scelto di rimanere nel paese, mentre ExxonMobil e ConocoPhillips hanno deciso di uscire. Trump ha sottolineato che Chevron è “tornata più forte e più ricca di quanto era prima”, aspettandosi di guadagnare “un profitto enorme”. Un portavoce dell’American Petroleum Institute, un’organizzazione che rappresenta le aziende petrolifere statunitensi, ha risposto affermando che i prezzi elevati sono dovuti a fattori globali, come la domanda, l’offerta e l’incertezza intorno al canale di Hormuz e ad altre rotte di trasporto critico, e non a singole aziende. Tuttavia, Trump ha insistito che i prezzi al consumo devono essere ridotti, anche se le aziende non hanno ancora risposto alle sue richieste.
La pressione di Trump sui prezzi del carburante si colloca in un contesto politico complesso, con i prezzi del carburante che sono aumentati del 30% dal momento in cui gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Nonostante i prezzi del petrolio siano scesi del 7% dopo che Trump ha annullato un attacco su larga scala all’Iran, i prezzi al distributore rimangono elevati e rappresentano un rischio politico per Trump nelle elezioni midterm del novembre 2026.
Trump ha affermato che i prezzi al consumo devono essere ridotti, anche se le aziende non hanno ancora risposto alle sue richieste. L’industria del petrolio ha accolto con favore le politiche di espansione della produzione promosse da Trump, ma la sua pressione per limitare i profitti quando i prezzi salgono ha creato tensioni interne. La sua posizione contrasta con il sostegno tradizionale che ha sempre dato all’industria, ma riflette una strategia di influenzare le aziende senza ricorrere a azioni governative formali.
