Crisi chimica europea, Urso: inserire il settore nell’Industrial Accelerator Act

Il ministro Urso chiede l’inserimento della chimica nell’Industrial Accelerator Act per salvaguardare la competitività europea.

La crisi della chimica europea ha trovato spazio nel dibattito politico, con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha chiesto un intervento coordinato a livello comunitario e l’inserimento del settore nell’Industrial Accelerator Act. L’obiettivo è salvaguardare la competitività industriale e preservare la capacità produttiva del settore, considerato fondamentale per molte filiere manifatturiere. La chimica di base, cioè quella che produce molecole essenziali per l’industria, sta affrontando un momento di crisi, con conseguenze che si ripercuotono sull’intero sistema produttivo europeo.

Chimica di base e impatto sull’economia

La chimica di base rappresenta la base per molte industrie, come l’automotive, la farmaceutica e l’agroalimentare. Se questo settore entra in crisi, l’impatto si estende a tutta l’economia. Il ministro Urso ha sottolineato l’urgenza di un fronte comune UE per salvaguardare la chimica di base, richiedendo che la questione venga affrontata nel Consiglio Competitività. L’Italia, insieme a Francia e Paesi Bassi, ha già avanzato proposte informali per migliorare la situazione, ma Urso ha ribadito che è ora di passare ai fatti e produrre risultati concreti.

La chimica di base è il pilastro dell’industria europea, e la sua crisi minaccia l’intero sistema produttivo. Il Mimit ha spiegato che l’Italia sostiene la necessità di riconoscere ufficialmente la lista di molecole critiche elaborata dall’Eu Critical Chemicals Alliance. Questa lista, che identifica molecole strategiche per l’economia europea, potrebbe diventare la base per future iniziative di politica. L’obiettivo è rafforzare gli strumenti di difesa commerciale, come dazi anti-dumping, e valorizzare il ruolo della biochimica, definita “eccellenza italiana”, nel prossimo Circular Economy Act.

Strategia per la chimica e il Circular Economy Act

L’inserimento della biochimica al centro delle politiche di economia circolare potrebbe portare a filiere più sostenibili, con maggiore recupero di materiali e minori emissioni. Il sostegno finanziario per la transizione industriale potrebbe arrivare dal futuro European Competitiveness Fund, un fondo europeo pensato per rafforzare la competitività dell’industria. Urso ha sottolineato l’esigenza di inserire la chimica nell’Industrial Accelerator Act, un quadro normativo che punta ad accelerare gli investimenti nei settori industriali chiave per il futuro dell’Europa.

La riforma dell’ETS dovrà tenere conto delle specificità dell’industria chimica. L’ETS, uno degli strumenti principali della politica climatica UE, impone un tetto alle emissioni e consente alle imprese di acquistare e vendere permessi di emissione. Per la chimica, le regole sulle emissioni hanno un impatto diretto sui costi di produzione e sulla competitività internazionale. L’Italia chiede di calibrare la riforma in modo da bilanciare gli obiettivi ambientali con la sostenibilità industriale. La crisi della chimica europea richiede interventi immediati e una strategia di lungo periodo finalizzata a recuperare la competitività del settore in Europa e accompagnare la transizione verso un modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile. Urso ha ribadito l’esigenza di produrre risultati concreti e guardare alla realtà con pragmatismo, ponendo l’accento su una politica industriale che tenga conto delle esigenze reali del settore.