Kiev, tra bombe e rabbia: «Non ci dà tregua»
Kiev vive un’ondata di attacchi russi, con vittime e distruzione.

Un’ondata di bombe e rabbia a Kiev
La capitale ucraina vive un’ondata di attacchi russi che non dà tregua. Dopo mesi di guerra, la città è diventata un campo di battaglia, con palazzi distrutti e vittime registrate ogni giorno. «Sono settimane che non ci dà tregua», dice un abitante, mentre il fumo nero e acre avvolge la città. Il quartiere di Darnytskyi, tra i più colpiti, ha registrato sette vittime, con un totale di 105 persone tratte in salvo dagli edifici danneggiati. Il fumo nero e acre avvolge la città, rendendo respirare un gesto di coraggio.
La guerra si fa sempre più sporca
I missili russi continuano a colpire, con un impatto devastante su infrastrutture e civili. Il centro logistico di Vyshneve, che riceve, immagazzina e distribuisce componenti per la produzione di droni, è tra i bersagli più frequenti. Il fumo nero si alza da depositi di logistica, mentre il sindaco Vitaly Klitschko scrive su Telegram: «Le persone sono ancora in trappola». Il presidente lituano Gitanas Nauseda condanna l’attacco, mentre Vilnius convoca l’ambasciatore russo. La Russia mira a infrastrutture chiave, con attacchi mirati a centri logistici e industriali. Solo due ordigni sono stati intercettati, mentre 154 droni sono stati abbattuti. La mancanza di armi in grado di colpire i veloci missili Zircon e Iskander russi rende la difesa estremamente difficile. «Stasera è stato abbattuto un solo missile balistico, semplicemente perché i Patriot non hanno batterie», spiega Zelensky, riferendosi alla carenza di intercettori. «Ed è proprio questa carenza di intercettori a incoraggiare la Russia a lanciare simili attacchi contro vite umane».
La rabbia si trasforma in protesta. Le manifestazioni di protesta contro il governo sono entrate nella loro seconda settimana, con giovani che si riversano sulla Khreshchaty, la via principale di Kiev, gridando che «la corruzione uccide». Mentre i cittadini cercano rifugio, l’ingresso alla metro è gratuito quando suonano le sirene, ma spesso le bombe cadono prima che arrivi l’allarme. «Chi non ha i soldi per andare fuori città rischia la vita», dice Olga, mentre si mette in fila per il compensato da mettere sulle finestre distrutte.
Le proteste contro il governo si intensificano, alimentate da una crescente insoddisfazione. La guerra si fa sempre più sporca, con attacchi mirati a infrastrutture chiave e civili. Mentre i raid sulla raffineria Ufaneftekhim e i colpi contro ponti ferroviari in Crimea fanno male, non abbastanza per convincere Mosca a finire questa maledetta guerra. A Kiev, il cielo è denso di dolore e rabbia, con un futuro incerto per chi vive ogni giorno tra bombe e proteste. —
