Moussa Sangare: disturbo narcisistico e antisociale, ma era capace di intendere e volere

Moussa Sangare, accusato di omicidio, ha disturbi di personalità ma è stato ritenuto capace di intendere e volere.

Moussa Sangare: disturbo narcisistico e antisociale, ma era capace di intendere e volere
Moussa Sangare: disturbo narcisistico e antisociale, ma era capace di intendere e volere

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, è stato valutato da una psichiatra per stabilire la sua capacità di intendere e volere. Secondo la relazione della perita, l’uomo soffre di un disturbo misto di personalità di tipo narcisistico e antisociale, accompagnato da un uso di cannabinoidi. Tuttavia, i disturbi non hanno influenzato la sua comprensione della realtà. La prossima udienza del processo è prevista per il 22 settembre.

Disturbo narcisistico e antisociale, ma capacità riconosciuta

La psichiatra Giuseppina Paolillo, incaricata dalla Corte d’Assise di Bergamo, ha stabilito che Sangare non mostra disturbi della percezione né sintomi di comportamenti deliranti. L’uomo è descritto come “un soggetto alla ricerca di esperienze eccitanti e adrenaliniche, poco propenso a prendere in considerazione le conseguenze per sé e per gli altri e con difficoltà nell’adattarsi alle norme sociali”. La perita ha rilevato che i disturbi non hanno impedito a Sangare di comprendere la realtà e di agire con intenzione.

La sua condotta non ha mostrato segni di disorientamento o delirio. La psichiatra ha ribadito che i disturbi di Sangare non hanno influenzato la sua capacità di intendere e volere, confermando che l’uomo è pienamente responsabile delle sue azioni.

Un comportamento superficiale e mancanza di rimorsi

Sangare, nato a Milano da genitori originari del Mali, ha mostrato un atteggiamento “fatuo e superficiale” di fronte alle accuse. Non ha espresso sensi di colpa né rimorsi per l’omicidio di Sharon Verzeni. La psichiatra Valentina Stang, nominata durante un altro processo per maltrattamenti, aveva già stabilito che l’imputato era “anaffettivo” e concentrato sul desiderio di fare soldi, pur vivendo di lavoretti saltuari e poco redditizi.

Non ha dimostrato empatia o capacità di riconoscere le necessità altrui. La sua condotta, anche nei confronti della madre e della sorella, è stata descritta come parassitaria. Non ha dimostrato empatia o capacità di riconoscere le necessità altrui.

Dopo l’arresto per l’omicidio di Sharon, un anno fa, Sangare aveva ammesso le proprie responsabilità, salvo poi ritrattare alla prima udienza del processo, spiazzando il suo difensore, l’avvocato Giacomo Mai.

La sua storia, che va dall’omicidio di Sharon Verzeni a un’altra condanna per maltrattamenti, ha messo in luce le sfumature del disturbo di personalità e la sua interazione con il sistema giudiziario. La prossima udienza del processo rappresenta un momento cruciale per chiarire la sua responsabilità e le conseguenze legali.

Il caso rimane un esempio di come le condizioni psichiatriche possano interagire con il sistema legale. La perita ha ribadito che i disturbi di Sangare non hanno impedito la sua capacità di intendere e volere. Questo aspetto potrebbe influire sulle decisioni del giudice, che dovrà valutare se l’uomo sia pienamente responsabile delle sue azioni.