I detenuti non sono un numero: condizioni critiche in carcere a Palermo

Condizioni estreme in carcere a Palermo: l’allarme del garante Apprendi.

Detenuti in condizioni estreme in carcere a Palermo, con mancanza di coperte e spazi insufficienti
Detenuti in condizioni estreme in carcere a Palermo, con mancanza di coperte e spazi insufficienti

Il garante per i detenuti del Comune di Palermo, Pino Apprendi, ha lanciato un allarme su condizioni estreme e critiche in carcere, a Palermo, sottolineando come i detenuti non siano un numero ma persone in sofferenza. L’attenzione si è concentrata sull’Ucciardone e sul Pagliarelli, dove si registrano episodi di sovraffollamento, mancanza di spazi adeguati e problemi di salute. Apprendi, accompagnato dall’ex sindaco Leoluca Orlando, dall’europarlamentare Giuseppe Lupo e da Dario Zimmardi, ha raccontato la visita effettuata ieri, con l’obiettivo di portare all’attenzione le problematiche quotidiane dentro le carceri. La situazione, purtroppo, non sembra migliorare.

Condizioni estreme e mancanza di risposte

Apprendi ha sottolineato come le condizioni in carcere siano estreme, con un sovraffollamento che rende la vita quotidiana per i detenuti estremamente difficile. L’Ucciardone, in particolare, è una struttura vetusta e inadeguata, con temperature estreme in inverno e in estate. “La gente critica il mio lavoro e mi chiede con ironia il perché non vengano trasferiti in albergo”, ha detto, sottolineando come la situazione sia grave e di emergenza quotidiana. La mancanza di spazi adeguati e di servizi essenziali, come coperte o sedie, ha portato a situazioni di sofferenza e disagio.

La mancanza di risposte e di interventi concreti rende la situazione insostenibile.

Apprendi ha raccontato episodi di detenuti in condizioni critiche, tra cui un uomo con attriti reumatoide che chiedeva una coperta per ripararsi dal freddo. “La ha ottenuta grazie a me, ma non può essere certo questa la norma”, ha detto, evidenziando come le situazioni di emergenza siano spesso risolte in modo casuale e non strutturato. Altri detenuti, invece, soffrono di malattie gravi, come un malato terminale o una persona con ernia, che attendono mesi per un intervento. “La gente libera ha la possibilità di rivolgersi al privato o ai pronto soccorso, mentre i detenuti hanno più ostacoli”, ha sottolineato.

La mancanza di accesso a servizi essenziali, come visite familiari o cure mediche, ha portato a situazioni di isolamento e sofferenza. “Non funziona l’ascensore, in pratica, i problemi non finiscono mai”, ha detto Apprendi, riferendosi a un problema cronico che non sembra essere risolto. Inoltre, il garante ha segnalato che alcuni detenuti sono in sciopero della fame, con situazioni fisiche estremamente gravi. “Fa riflettere come si vive in queste condizioni”, ha commentato.

Personale in calo e mancanza di risorse

Apprendi ha anche evidenziato la mancanza di personale, con la polizia penitenziaria che perderà 200 unità entro l’anno 2026, e ne arriveranno meno di 80. “Il Governo dà le pacche sulle spalle ma i problemi restano”, ha detto, sottolineando come la situazione non sia migliorata nonostante le dichiarazioni ufficiali. La mancanza di educatori, psicologi e personale di sostegno ha reso più complessa la gestione delle carceri. “Si può e si deve fare di più”, ha concluso Apprendi, chiedendo un intervento concreto e una maggiore attenzione alle condizioni dei detenuti.

La situazione non si risolve con dichiarazioni, ma con azioni concrete e risorse adeguate.