Kristian Matsson torna alle radici: il folk svedese si riscopre
Kristian Matsson, The Tallest Man on Earth, torna alle radici svedesi e riscopre il folk.
Kristian Matsson, noto come The Tallest Man on Earth, ha deciso di tornare alle sue radici svedesi e riscoprire il folk che ha accompagnato la sua infanzia. L’artista, originario della Svezia, aveva sempre cercato ispirazione negli Appalachi e nel blues del Delta, ma dopo anni di ricerca esterna, ha scelto di concentrarsi su ciò che lo ha formato: la musica folk svedese. L’album Just Beyond Endless Mountain, in uscita il 9 ottobre, rappresenta un passo significativo verso l’integrazione delle tradizioni locali nel suo lavoro musicale.
Un ritorno alle radici
Matsson ha sempre evitato di approfondire le tradizioni folk svedesi, considerandole troppo soft e poco in linea con il suo stile. Tuttavia, durante il periodo del lockdown, ha trovato un nuovo motivo per tornare a casa. La sua proprietà in Dalarna è diventata un rifugio, dove ha potuto riflettere su temi personali e culturali. «Sono un bianco di 43 anni e quindi la vita è facile per me, però sapere che esiste una rete di sicurezza aiuta dal punto di vista psicologico», ha detto, parlando del sistema sanitario svedese.
La musica come terapia
Il ritorno a casa ha portato con sé un profondo legame con la cultura e la tradizione. Matsson ha iniziato a riprendere in mano il violino, uno strumento che aveva sempre evitato, e ha scoperto una connessione con la musica folk svedese. «La tonalità dei pezzi di Skip James è piuttosto simile a quella di alcune registrazioni sul campo fatte qui, il modo in cui si usano le tonalità minori e maggiori, persino i testi somigliano a quelli delle antiche ballate inglesi o della musica per banjo e del blues, solo che sono in svedese», ha spiegato.
Le canzoni dell’album Just Beyond Endless Mountain sono nate da un processo di curiosità e riflessione. «Era la stessa cosa, la stessa curiosità e lo stesso stupore che provavo quando andavo a scavare nella musica degli Appalachi o nel blues del Delta», ha detto Matsson. L’album è stato ispirato anche dalla morte del padre, un evento che ha spinto l’artista a cercare un legame più profondo con la sua storia e con la cultura in cui è cresciuto.
Un futuro diverso
Matsson non si ferma qui. La sua sala da concerti, in costruzione vicino a casa, rappresenta un progetto per contrastare l’espansione dell’intelligenza artificiale nel mondo della musica. «La costruzione della mia sala da concerti è un modo per ospitare spettacoli d’ogni tipo, dalla musica alla danza al teatro», ha spiegato. L’artista ha anche espresso una forte speranza, senza essere ingenuo, e questa si riflette nelle sue canzoni. «Siamo tutti responsabili di quel che sta accadendo al pianeta, ma stanno succedendo un sacco di cose e sta mettendo alla prova l’ottimista che c’è in me», ha detto.
Il futuro di Matsson sembra essere un mix di tradizione e innovazione. Anche se non ha ancora realizzato un album interamente in svedese, ha iniziato a scrivere canzoni in lingua madre. «Ho scritto qualcosa in svedese, ma il risultato è spaventoso e spoglio», ha ammesso. Tuttavia, il progetto potrebbe diventare un’opzione futura, pur mantenendo la sua presenza in tour negli Stati Uniti. La sua passione per il violino non è mai diminuita, e ora apre i concerti suonando una polska tradizionale, anche se non si considera un virtuoso.
