Shinya Tsukamoto e l’ibridità del corpo e dell’arte
Shinya Tsukamoto parla dell’ibridità del corpo e dell’arte in un saggio presentato a Venezia.
Il regista giapponese Shinya Tsukamoto ha presentato a Venezia il saggio Anatomia dei corpi ibridi, in dialogo con Maria Roberta Novielli, studiosa italiana di cinema giapponese. L’evento, tenutosi al Museo d’Arte Orientale, ha visto Tsukamoto riflettere sul concetto di ibridità, non solo come tema narrativo ma anche come espressione della sua stessa figura di artista. Il regista ha spiegato come il suo approccio al cinema, che spesso mette al centro il corpo e le sue capacità di percezione, sia stato influenzato da eventi sociali e culturali del Giappone, come il terremoto del Tōhoku e l’incidente nucleare di Fukushima.
Il corpo come antenne di percezione
Per Tsukamoto, il corpo non è solo un veicolo fisico ma una forma di conoscenza e interazione con il mondo. “Vivere significa porre al centro il corpo, quelle «antenne» che possiede in grado percepire molte cose che sono nel mondo”, ha detto. Questa visione ha radici nella sua esperienza artistica, in cui il corpo è spesso protagonista, sia come elemento narrativo che come strumento di espressione. Il regista ha anche sottolineato come il suo lavoro abbia evoluto nel tempo, passando da temi esterni, come il contrasto tra città e uomo, a una riflessione più interna, centrata sull’esperienza corporea.
La collaborazione con Maria Roberta Novielli
Il saggio di Maria Roberta Novielli, Anatomia dei corpi ibridi, è frutto di un dialogo duraturo tra la studiosa e Tsukamoto, iniziato nel 1995 al Festival del Cinema di Locarno. Novielli ha ricordato come Tsukamoto, allora, fosse stato “aggredito di domande” durante il suo intervento. Il regista ha espresso ammirazione per l’approccio di Novielli alla cultura e alla società giapponese, riconoscendo come le sue analisi lo abbiano spinto a riflettere ulteriormente sulle sue opere. “Le sue analisi sulla cultura e la società, le sue interpretazioni dei film, ancora li devo capire”, ha detto Tsukamoto, sottolineando l’importanza del dialogo tra artista e studioso.
La collaborazione ha portato alla riflessione su come il concetto di ibridità possa essere letto come una risposta al cambiamento sociale e culturale del Giappone. Tsukamoto ha spiegato come il suo cinema, in particolare dopo il film Kotoko, abbia iniziato a esplorare temi di dolore collettivo e inquietudine, ispirati dai cambiamenti del paese. “La situazione del Giappone nei suoi cambiamenti mi ha spinto a fare altri film”, ha affermato, riferendosi anche alla questione del Articolo 9 della Costituzione giapponese, che riguarda la non partecipazione alla guerra.
Il regista ha anche parlato del suo ultimo lavoro, Mr. Nelson did you kill people?, presentato in concorso a Venezia. Nonostante l’uso di una produzione più grande, Tsukamoto ha spiegato che il film è stato girato come sempre, con la sua stessa filosofia di lavoro. “Questa scelta produttiva è dipesa dalle necessità legate al film, ma nonostante l’impiego di una produzione più grande il film l’ho girato come sempre”, ha detto. Per quanto riguarda i progetti futuri, Tsukamoto ha confermato che non ci sono nuovi progetti in lavorazione, ma ha espresso un interesse per tornare a girare qualcosa di horror o di comicità, pur rimanendo legato alle tematiche di tensione e inquietudine che lo hanno accompagnato negli ultimi anni.
