Andrea Murdock Alpini: la Calabria, un ecosistema da tutelare
Andrea Murdock Alpini racconta la magia dei fondali calabresi e la necessità di tutelare l’ecosistema unico del Stretto di Messina.

Andrea Murdock Alpini, ricercatore subacqueo insignito del Tridente d’Oro, ha dedicato gran parte della sua vita all’esplorazione dei fondali più affascinanti del pianeta. Dalla costa norvegese al Mare di Barents, dalle grotte dell’Europa orientale alle miniere allagate del Sudafrica, il suo lavoro ha sempre segnato un percorso di conoscenza e rispetto per l’ambiente marino. Tuttavia, tra tutti i luoghi che lo hanno segnato, ce n’è uno che lo richiama in modo particolare: la Calabria. Lo Stretto di Messina, la Costa Viola e la Grecanica rappresentano per lui un patrimonio unico, un luogo dell’anima dove storia, natura e identità si fondono in un ecosistema straordinario da tutelare.
Un legame profondo con il mare calabrese
La Calabria, per Andrea Murdock Alpini, non è solo un luogo geografico, ma un’esperienza che lo ha trasformato. «Sono arrivato da straniero, e forse ancora lo sono, ma la Costa Viola per me è diventata casa», ha dichiarato. Il ricercatore ha iniziato a immergersi in queste acque quasi un decennio fa, quando ha esplorato il relitto della Motonave Viminale, un sito che lo ha affascinato così tanto da non smettere di tornarvi. «È un relitto magico, unico», ha spiegato, sottolineando come la sua passione per il mare calabrese sia cresciuta con ogni immersione.
Le correnti dello Stretto di Messina sono da sempre temute. Dal punto di vista della subacquea tecnica, quali sono le criticità principali che si affrontano immersi in queste acque? «Le correnti dello Stretto di Messina sono mitologiche, tuttavia credo che siano uno dei pochi casi in cui la realtà supera il mito», ha detto Murdock Alpini. L’esperienza di anni di immersioni ha permesso al ricercatore di comprendere meglio il comportamento delle correnti, grazie anche alle conoscenze dei pescatori locali di Cannitello e di Palmi. «Le loro facce scavate dal vento e dal sale, le loro mani raggrinzite, le loro labbra che mi sussurrano parole in dialetto stretto mi hanno permesso di capire il loro mare che, oggi posso dire di essere in piccola parte anche mio», ha ricordato.
Un documentario per raccontare l’ecosistema
Andrea Murdock Alpini ha recentemente diretto un documentario intitolato «Panarea: achōristìa», che esplora l’azione vulcanica sottomarina dell’isola eoliana. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Ingv, ha visto l’impegno di un team di esperti subacquei tecnici, tra cui Marco Anzidei, Gianluca Lazzaro, Manfredi Longo e Sergio Scirè Scappuzzo. «Il termine greco «αχωριστία» (achōristìa, indivisibile) è il tema narrativo del documentario che è stato girato sopra e sotto la superficie dell’isola eoliana», ha spiegato Murdock Alpini. La proiezione del documentario avverrà in anteprima il prossimo inverno a Roma, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della tutela dell’ecosistema marino.
La Calabria, con i suoi fondali unici e la sua storia custodita nei relitti, rappresenta un’opportunità per il turismo subacqueo. «Partiamo da quello che c’è: luoghi unici sopra la superficie ma soprattutto inimitabili sotto», ha sottolineato Murdock Alpini. «Il mare della Calabria è un ecosistema davvero straordinario che va conosciuto, valorizzato e poi tutelato e conservato per essere trasmesso ai posteri». L’obiettivo è creare un turismo sostenibile, che non solo valorizzi i luoghi, ma li protegga per le future generazioni.
La natura qui ha ancora il controllo del tempo e plasma il luogo, questo per me è affascinante.
Il tempo è dilatato nello Stretto: è la sua magia.
