Veronica Panarello, la perizia: “Fragile e manipolatrice”
Perizia psichiatrica su Veronica Panarello: fragile e manipolatrice, capace di intendere e volere.

Veronica Panarello, madre dell’ucciso Loris Stival, è stata descritta nella perizia psichiatrica come “fragile e manipolatrice”, ma “capace di intendere e volere”. I due periti incaricati dal Gup di Ragusa Andrea Reale hanno escluso disturbi mentali rilevanti clinicamente, confermando che la donna non soffriva di scompensi psicotici il giorno del delitto. La sentenza di 30 anni di reclusione, emessa in primo grado, si basa su un’analisi approfondita del suo stato mentale e delle sue azioni.
Capace di intendere e volere
Secondo i periti, Veronica Panarello è in grado di comprendere oggetto e contenuto delle imputazioni, e di argomentare circa le accuse che le sono mosse. La donna è stata giudicata capace di partecipare al processo, con una memoria a breve e lungo termine “buona” e un’attenzione “spontanea e provocata” che non subisce momenti di cedimento. I colloqui con i periti hanno rivelato una figura attenta e collaborativa, che rivisita criticamente gli avvenimenti prima, durante e dopo l’omicidio senza tendenze alla falsificazione psicotica.
La donna ha dimostrato sensibilità al proprio stato emotivo, chiedendo di correggere il termine “non cedevole” in “vulnerabile” dopo aver raccontato dettagliatamente la morte del figlio. Tuttavia, i periti hanno osservato comportamenti “fuori luogo” rispetto al contesto, come l’attenzione alle scarpe dei consulenti, e una relazione con Andrea Stival che sembra legata a un senso di incomprensione nei confronti del marito.
Un profilo psicologico complesso
La perizia psichiatrica ha evidenziato una personalità “fragile e immatura”, con una “tendenza a manipolare la realtà attraverso meccanismi consci istrionici e onnipotenti”. Il bambino, Loris Stival, è stato descritto come vivace ma introverso, “sempre serenissimo, sorridente, sveglio ed educato”. Le testimonianze indicano che non si sarebbe allontanato con sconosciuti, un aspetto che ha contribuito alla ricostruzione del caso.
Il corpo del bambino è stato trovato in un luogo diverso da quello in cui è stato ucciso, senza segni di resistenza o lesioni da difesa. La donna, madre attenta e presente, non risparmiava insulti ai figli, secondo le testimonianze. Attenta alle ricostruzioni, alle interviste e alla televisione, ha preso in mano i verbali a distanza di mesi dal delitto, ad aprile del 2015, per contestare le accuse.
La donna ha cercato di spostare la colpa su altre figure, iniziando a tirare in ballo persone esterne alla famiglia, poi insinuando il coinvolgimento di figure vicine, fino a scrivere al presidente Mattarella chiedendogli di intervenire. La perizia riporta l’ultima versione data dalla donna, in cui accusa il suocero di averle ucciso il figlio, dipingendosi complice debole per paura.
I periti, che hanno analizzato un centinaio di osservazioni sullo stato psichico della donna da quando è stata rinchiusa al carcere di Agrigento, hanno confermato le conclusioni dei tre periti del Tribunale dei minori. La donna non mostra patologie psichiatriche, ma presenta un “sé fragile e immaturo” con una “notevole difficoltà ad esprimere e ad integrare il proprio sentire emotivo nella sua identità psichica”. La perizia, depositata lo scorso giugno, rappresenta un ulteriore passo nella complessa vicenda di un caso che ha scosso l’opinione pubblica e le istituzioni.
