Processo d’appello per Veronica Panarello: difesa chiede assoluzione e nuova perizia psichiatrica
Processo d’appello per Veronica Panarello, madre condannata a 30 anni per omicidio di Loris Stival. Difesa chiede assoluzione e nuova perizia psichiatrica.

Il processo d’appello per Veronica Panarello, madre del piccolo Loris Stival morto a soli 8 anni nel 2014, si apre il 6 luglio prossimo a Catania. La donna, condannata a 30 anni in primo grado per omicidio e occultamento di cadavere, ha presentato un ricorso contro la sentenza, con l’ausilio dell’avvocato Francesco Villardita. L’obiettivo della difesa è l’assoluzione per non aver commesso il fatto, accompagnata da richieste di nuova perizia psichiatrica e riapertura dell’istruttoria dibattimentale.
Un processo che segue una condanna di primo grado
La sentenza di condanna a 30 anni emessa il 17 ottobre 2016 dal gup Andrea Reale ha definito la condotta processuale di Veronica Panarello come “deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa e manipolatrice”. La donna, in carcere dopo la morte del figlio, è stata accusata di aver agito da sola, senza coinvolgimento del suocero Andrea Stival, come previsto dalla Sindrome di Medea. La chiamata in correità del suocero, con cui la Panarello sostiene di aver avuto una relazione extraconiugale, ha alimentato le contestazioni e la complessità del caso.
La difesa sostiene che la condanna non tenga conto di elementi psichiatrici rilevanti.
Nel ricorso in appello, presentato al Tribunale di Caltagirone il 28 marzo, sono state elencate 66 pagine di motivi, tra cui la richiesta di una “nuova perizia psichiatrica” e la “riapertura dell’istruttoria dibattimentale” per permettere un confronto tra Veronica Panarello e Andrea Stival. L’avvocato Villardita chiede l’assoluzione della donna “per non aver commesso il fatto”, sottolineando l’assenza di un chiaro movente per l’omicidio. Inoltre, si richiede il riconoscimento del “vizio parziale di mente” e una rideterminazione della pena tenendo conto delle attenuanti generiche, escluse nella sentenza iniziale.
Un caso che ha suscitato dibattito e emozione
Il delitto di Loris Stival, avvenuto il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, nel Ragusano, ha suscitato grande emozione e dibattito pubblico. La condanna a 30 anni per la madre è stata vista come una pietra miliare nel processo, intorno alla quale si è sviluppato il lavoro della difesa. La sentenza iniziale ha definito la donna come una “lucidissima assassina”, ma la difesa sostiene che non ci sia un movente chiaro e che la sua condotta non sia stata sufficientemente valutata in termini psichiatrici.
La richiesta di confronto con il suocero è vista come un elemento cruciale per chiarire la dinamica del caso.
Il processo d’appello rappresenta un ulteriore passo nella giustizia, con l’obiettivo di rivedere le motivazioni della condanna e di garantire un giudizio più completo e equo. La richiesta di assoluzione e di una nuova perizia psichiatrica potrebbe aprire nuove prospettive su un caso che ha segnato la vita di una famiglia e ha suscitato emozioni intense nel pubblico.
