Il film su Giulia Cecchettin: una storia di dolore e impegno

Il film “Se domani non torno” racconta la storia di Giulia Cecchettin e la sua famiglia, in un tentativo di sensibilizzare sulla violenza di genere.

Il film su Giulia Cecchettin: una storia di dolore e impegno
Il film su Giulia Cecchettin: una storia di dolore e impegno

Il film “Se domani non torno”, diretto da Paola Randi e basato sulla storia di Giulia Cecchettin, è stato presentato il 23 ottobre 2026 alla Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella città. La pellicola, che uscirà nelle sale il 5 novembre, racconta la vita di una famiglia in lutto e il loro tentativo di convivere con un dolore che ha cambiato per sempre la loro esistenza. La storia, ispirata al libro Cara Giulia scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso, non si concentra solo sul delitto, ma sull’impatto della tragedia sulla vita quotidiana della famiglia. Il film, che vede Filippo Timi nei panni del padre di Giulia, cerca di suscitare emozione, ma soprattutto di suscitare riflessione.

Una tragedia che non dovrebbe mai diventare un film

La vicenda di Giulia Cecchettin, assassinata il 11 novembre 2023, ha scosso l’Italia e ha acceso un dibattito su violenza di genere, educazione sentimentale e responsabilità sociale. Il film, però, non è solo un racconto di dolore. È una testimonianza di una famiglia che ha imparato a convivere con un’assenza impossibile da accettare. Al centro del racconto c’è Gino Cecchettin, padre di Giulia, che ha trasformato il suo dolore in impegno pubblico. La scelta di raccontare la storia attraverso la vita quotidiana della famiglia, invece di concentrarsi esclusivamente sul delitto, è un tentativo di mostrare come la violenza non si limita al crimine, ma ha conseguenze profonde e durature.

«Dire “sei mia” è già una forma di possesso», ha detto Gino Cecchettin in un’intervista a Domanipress. Questa frase, che sintetizza un concetto profondo, è diventata un punto di riferimento per il film. La scelta di mettere in discussione il linguaggio dell’amore e della relazione è un elemento chiave del progetto. Il film non si limita a mostrare il dolore, ma invita a interrogarsi sulle radici culturali di una violenza che continua a esistere. La sceneggiatura, firmata da Paola Randi e Lisa Nur Sultan, cerca di mostrare come le parole che usiamo possono influenzare la realtà delle relazioni. L’obiettivo non è solo emozionare, ma educare.

Un impegno che va oltre il dolore

Il film, che vede Filippo Timi interpretare Gino Cecchettin, affronta una figura che ha vissuto un lutto traumatico e ha trasformato il dolore in impegno. L’interpretazione di Timi non è solo un’imitazione, ma un’esperienza di empatia e responsabilità. Il film, inoltre, cerca di coinvolgere il pubblico non solo attraverso la narrazione, ma anche attraverso la sua capacità di suscitare domande. «Non chiedere allo spettatore soltanto di commuoversi, ma invitarlo a interrogarsi sul proprio ruolo nella società», ha sottolineato il regista. Questo è il cuore del progetto: non solo raccontare una storia, ma contribuire a un cambiamento culturale.

Il film, che uscirà il 5 novembre, arriverà in un momento in cui la memoria di Giulia Cecchettin è ancora fresca. L’obiettivo non è solo ricordare, ma far sì che il dolore non si trasformi in spettacolo. La Fondazione Giulia Cecchettin, che ha collaborato al progetto, ha sottolineato l’importanza di un’opera che non riduca la vittima a un simbolo, ma la mostri come una persona con un futuro interrotto. La storia di Giulia non deve essere solo un ricordo, ma un invito a modificare i modelli culturali che permettono violenze simili.

La scelta di raccontare la storia attraverso la vita quotidiana della famiglia, invece di concentrarsi esclusivamente sul delitto, è un tentativo di mostrare come la violenza non si limita al crimine, ma ha conseguenze profonde e durature. Il film, inoltre, cerca di coinvolgere il pubblico non solo attraverso la narrazione, ma anche attraverso la sua capacità di suscitare domande. «Non chiedere allo spettatore soltanto di commuoversi, ma invitarlo a interrogarsi sul proprio ruolo nella società», ha sottolineato il regista. Questo è il cuore del progetto: non solo raccontare una storia, ma contribuire a un cambiamento culturale.