Carabinieri trovano 3,3 milioni e undici Rolex in casa di boss camorrista a Caivano

Carabinieri scoprono 3,3 milioni e undici Rolex in casa di boss camorrista a Caivano, grazie a collaborazione di giustizia.

Il 4 luglio 2025, i carabinieri hanno scoperto un tesoro di 3,3 milioni di euro e undici Rolex in un’abitazione di via Atellana, nel quartiere Bronx di Caivano. L’indagine, condotta nell’ambito dell’inchiesta sul clan Angelino e sui gruppi attivi tra Caivano e Casoria, ha visto la collaborazione di Giovanni Barra, 40 anni, arrestato due giorni prima e diventato collaboratore di giustizia. Barra ha indicato ai carabinieri dove cercare, rivelando che i soldi erano nascosti in casa di Raffaele Z., 45 anni, e che erano custoditi da sua moglie. Il denaro, accumulato attraverso il traffico di sostanze stupefacenti, era conservato in compartimenti segreti protetti da sistemi elettronici.

Un sistema di sicurezza sofisticato

La casa di Raffaele Z. era trasformata in un caveau, con vani nascosti nei mobili, sotto il pavimento e il piatto doccia. I carabinieri hanno trovato decine di mazzette di banconote, per un totale di 3 milioni 296mila 265 euro, e undici Rolex, valutati complessivamente 127.300 euro. Secondo il collaboratore, i guadagni non erano mai stati reinvestiti in attività o immobili, ma conservati in contante. Il sistema di sorveglianza era continuo, con membri della famiglia che vigilavano anche durante la festa per il diciottesimo compleanno di uno dei figli.

La gestione del denaro era organizzata con precisione, con scadenze precise per il trasferimento dei fondi. I soldi provenienti dal traffico di droga venivano raccolti e trasferiti in un appartamento del Bronx, dove venivano effettuati i conteggi. Dopo il pagamento della droga, il resto era spostato nella casa di via Atellana. I Rolex, acquistati per spavalderia, erano un simbolo di potere e status da esibire sui social.

La strategia per mantenere il controllo

Secondo il racconto di Barra, i Rolex non erano solo un modo per trasformare il denaro in beni di valore facilmente trasportabili, ma anche un mezzo per rafforzare l’immagine del gruppo sul territorio. L’acquisto era effettuato attraverso un intermediario e con pagamenti dilazionati, per dimostrare la ricchezza del clan. La casa non era mai rimasta incustodita, con un sistema di controllo che includeva anche persone del quartiere. La casa era un simbolo del potere economico del clan, con compartimenti segreti protetti da sistemi elettronici. La sorveglianza era garantita anche durante i festeggiamenti, con membri della famiglia che rimanevano all’interno per controllare i nascondigli. La scoperta ha messo in luce la complessità del sistema di gestione del denaro e la sua trasformazione in beni di lusso, come i Rolex, per rafforzare l’immagine del gruppo sul territorio.

Il tesoro sequestrato rappresenta una parte del denaro accumulato, con il collaboratore che ha ipotizzato un totale di almeno 10-11 milioni di euro. La somma effettivamente trovata, però, è di 3,2 milioni in contanti e undici Rolex. L’ordinanza cautelare è stata firmata dal gip Lucia De Micco del Tribunale di Napoli, che ha ricostruito la storia del clan e dei suoi traffici. La scoperta ha rivelato non solo la quantità di denaro accumulato, ma anche la strategia per mantenere il potere e la ricchezza, attraverso la gestione attenta e la visibilità sociale.