La Torre di Chia di Pasolini al centro di un conflitto giuridico

La Torre di Chia, ultima dimora di Pier Paolo Pasolini, è al centro di un conflitto tra proprietà privata e istituzioni locali.

La Torre di Chia, proprietà di Pier Paolo Pasolini, è al centro di un conflitto tra proprietà privata e istituzioni locali
La Torre di Chia, proprietà di Pier Paolo Pasolini, è al centro di un conflitto tra proprietà privata e istituzioni locali

La Torre di Chia, ultima dimora di Pier Paolo Pasolini in Tuscia, è al centro di un complesso pasticcio legale che coinvolge proprietà privata, usi civici e tutela di un bene di rilevanza culturale. Acquistata dal poeta nel 1970 dopo essere rimasto affascinato dal paesaggio durante le riprese de Il Vangelo secondo Matteo, la torre divenne il luogo dove Pasolini scrisse gran parte delle Lettere luterane e lavorò al romanzo incompiuto Petrolio. Oggi, dopo quasi cinquant’anni di custodia da parte della cugina Graziella Chiarcossi, la proprietà è in mano a un nuovo proprietario, l’attore Gabriele Gallinari, che ha avviato un restauro e ha reso la casa accessibile al pubblico.

Un diritto rivendicato dopo 200 anni

Nel 2022, la vicenda ha subito un cambio di rotta con l’introduzione dell’Università Agraria di Chia, che gestisce l’area demaniale circostante la proprietà e ha rivendicato per la prima volta, dopo circa 200 anni, un diritto di uso civico sulla Torre di Chia. L’università ha promosso un’azione giudiziaria contro il nuovo proprietario per ottenere il riconoscimento delle proprie pretese sull’immobile. Secondo la proprietà, una consulenza tecnica svolta nell’ambito del procedimento avrebbe escluso la presenza di usi civici sulla Torre. La proprietà sostiene che il diritto di uso civico non esiste, ma il Commissario ha disposto la reintegrazione degli immobili in favore della Regione Lazio e l’annullamento del contratto del 2021. Nel frattempo, la Regione ha avviato l’iter di esproprio della proprietà, ma a giugno 2026 è stato avviato un procedimento di reintegra demaniale in favore dell’Università Agraria di Chia.

Un paradosso tra valore culturale e uso commerciale

L’avvocata Elena Provenzani, che assiste il proprietario, ha evidenziato in un documento diffuso alla stampa che la vicenda sollevi interrogativi più ampi sul ruolo dei poteri commissariali in materia di usi civici e sulle conseguenze che possono produrre quando riguardano luoghi di forte rilevanza culturale e simbolica. Il nome di Pasolini e l’immagine della Torre non vengono valorizzati come dovrebbe, visto che l’area viene utilizzata per eventi, set fotografici, produzioni cinematografiche e attività commerciali.

La Torre di Chia, nel territorio di Soriano nel Cimino, nella Tuscia Viterbese, rappresenta un luogo che ha finito per identificarsi con l’opera e la vita di chi l’ha abitato. Dopo la morte del poeta, la casa fu custodita per quasi cinquant’anni dalla cugina dello scrittore, Graziella Chiarcossi. Nel 2001 il complesso venne sottoposto a vincolo dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dopo anni di dialogo con le istituzioni, gli eredi tentarono nel 2020 di cedere la proprietà allo Stato, che decise però di non esercitare il diritto di prelazione. L’immobile fu quindi messo in vendita e nel febbraio 2021 fu acquistato dall’attore Gabriele Gallinari.

Il restauro avviato dal nuovo proprietario ha reso la casa accessibile al pubblico e ha contribuito a valorizzare il patrimonio culturale del luogo. Tuttavia, la contesa giuridica continua a alimentare un dibattito su come conciliare la tutela dei beni storici con i diritti di proprietà privata e l’uso civico. La Torre di Chia rimane un simbolo di un rapporto profondo tra Pasolini e la Tuscia, ma anche un punto di contenzioso tra passato e presente.