Lingua e identità in guerra: tra ucraino e russo, il dilemma di chi parla
Dopo 4 anni di guerra, il dibattito sulla lingua in Ucraina rimane acceso tra identità, resistenza e boicottaggi.

Da Odessa a Kiev, la lingua è diventata un tema di dibattito acceso dopo quattro anni di guerra. Tra nostalgia, bisogni pratici e boicottaggi, molti ucraini si trovano a dover scegliere tra due identità: quella ucraina e quella russa. «Non giudicateci», dice una donna che parla russo, ma non si sente più parte del nemico. La lingua, per molti, è un simbolo di appartenenza, resistenza e, in alcuni casi, di una forma di protesta. La guerra ha reso più complesso il rapporto con la lingua, trasformandola in un elemento di divisione e di conflitto interno.
Identità e resistenza: la lingua come strumento di lotta
Per molti ucraini, il russo è associato all’aggressione subita e alla presenza occupante. «Il russo non è scomparso, ma il suo significato nello spazio pubbico è profondamente cambiato», spiega Nataliia, insegnante originaria dell’Ucraina orientale. Per lei, parlare ucraino è una forma di resistenza. «Non voglio avere niente in comune con chi ha ucciso il nostro popolo», dice. Per altri, invece, il russo è una parte della loro storia e della loro cultura. «Ho sempre parlato russo, anche con la mia famiglia. È la lingua della mia infanzia e voglio continuare a usarla anche fuori casa», racconta Anastasiia, 25 anni, originaria di Odessa. Per lei, non rinunciare al russo non significa essere fedeli alla Russia.
La lingua è diventata anche un tema di dibattito tra le scuole. Nella maggior parte delle istituzioni, l’insegnamento è quasi esclusivamente in ucraino. «La nostra è una delle lingue meno comuni al mondo», dice Olena, insegnante di Odessa. Prima della guerra, le scuole erano bilingue, con classi in russo e in ucraino. Oggi, il russo è stato escluso dal percorso scolastico. «Per loro è più difficile, perché a casa spesso parlano russo. Ma a scuola insistiamo: la nostra lingua è prima di tutto la nostra difesa e la nostra pace», spiega Olena.
Boicottaggio e giudizio: il ruolo della lingua nella società
Nelle città del sud e dell’est dell’Ucraina, il russo era una lingua di prestigio sociale. «Chi usava l’ucraino veniva guardato con diffidenza e considerato di estrazione sociale più bassa», racconta Nataliia. Dopo l’invasione russa, però, il ruolo del russo è cambiato. Molti ucraini hanno abbandonato la lingua per associarla all’aggressione. Altri, invece, non vogliono rinunciare a una lingua con cui sono cresciuti. «Non mi piace andare a Ovest perché lì ci giudicano e ci insultano quando ci sentono parlare russo», dice Anastasiia. Per lei, il russo non è un simbolo di fedeltà alla Russia, ma una parte della sua identità.
«La lingua del nemico»: il boicottaggio culturale tra social e vita quotidiana. Non tutti, però, hanno elaborato lo stesso legame con questa eredità linguistica. Ihor, 20 anni, viene dal Donetsk. Da quando ha lasciato la regione ha deciso di non parlare più quella che, per molti dopo l’invasione, è diventata «la lingua del nemico». Ma il rapporto con l’idioma della Federazione resta complesso. Fuori casa lo evita, mentre in famiglia non può fare a meno di usarlo. «Con mia mamma e mia sorella, che sono all’estero, il russo è ancora l’unico modo per capirci», racconta. Un uso che, sottolinea, accetta «solo per necessità».
La lingua non è più soltanto un mezzo di comunicazione. È diventata una scelta o una costrizione, un simbolo di appartenenza e, per molti, una forma di resistenza. Tra nostalgia e identità, tra boicottaggi e giudizio, la lingua in Ucraina rimane un tema di dibattito aperto, ma sempre più intimo e personale. La guerra ha reso più complesso il rapporto con la lingua, ma non ha cancellato il suo ruolo come strumento di lotta e di identità.
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