La gioielleria Parenti chiude dopo 70 anni, un pezzo di storia fiorentina

La storica gioielleria Parenti chiude dopo 70 anni, un simbolo di tradizione e passione a Firenze

Negozio storico di orologi e gioielli a Firenze chiude dopo 70 anni, con la speranza di un nuovo imprenditore
Negozio storico di orologi e gioielli a Firenze chiude dopo 70 anni, con la speranza di un nuovo imprenditore

Dopo 70 anni di attività, la storica gioielleria Parenti in via Pisana chiude i battenti. L’annuncio, reso pubblico il 1° agosto 2026, segna la fine di un’attività radicata nel cuore di Firenze, che ha visto passare due generazioni di famiglia e ha rappresentato un punto di riferimento per il quartiere. La chiusura non è solo un evento economico, ma un momento di riflessione su un’epoca in cui i negozi artigianali erano la base del tessuto sociale. La decisione di chiudere è stata presa da Luigi Parenti, fondatore del negozio, e da sua figlia Lucia, che ha raccontato la storia di un’attività costruita su passione, dedizione e tradizione.

Un’eredità di passione e lavoro

La gioielleria Parenti ha visto la luce negli anni ’50, quando Luigi Parenti, originario di Forlì, decise di lasciare il lavoro all’ufficio del registro al Comune per imparare l’arte orologiaia. Dopo aver trovato un maestro a Firenze, iniziò a costruire un’attività che sarebbe diventata un simbolo del quartiere. “Mio babbo era riparatore di orologi, disse ai suoi genitori che non voleva più continuare il lavoro di impiegato e voleva fare l’orologiaio”, racconta Lucia, che ha ereditato la passione del padre. La bottega, inizialmente piccola, si è sviluppata con l’aiuto di lavoro e dedizione, fino a diventare un’attività di riferimento per la città.

Lucia ha ricordato come, fin da piccola, fosse cresciuta all’interno del negozio, iniziando a lavorare al fianco del padre. “Io sono cresciuta qui dentro, durante gli anni della scuola ho iniziato a lavorare al suo fianco”, ha detto. La famiglia ha sempre puntato sulla qualità, anche se questo ha comportato un costo maggiore per i clienti. “Abbiamo sempre puntato sulla qualità, facendo spendere anche qualcosa in più, ma offrendo un lavoro di qualità, dei gioielli belli”, ha spiegato. Il lavoro non era solo un’attività, ma un’esperienza di vita, con un legame profondo con il territorio e con i clienti.

La speranza di un futuro artigianale

La chiusura della gioielleria Parenti non è un evento isolato. In zona, altre botteghe di tradizione hanno già cessato l’attività, come la Cartiera Verdi e Baccini tessuto e abbigliamento. La comunità locale, però, spera che al posto del negozio nasca un’altra bottega artigiana. “Sarebbe ideale un negozio di vestiti o qualche bella bottega, ora che hanno tolto anche il mercatino da qui”, ha detto un residente. La speranza è che il posto venga riutilizzato per attività che valorizzino la tradizione e l’artigianato locale, come un falegname, un restauratore o un’officina di produzione.

La comunità ha espresso anche preoccupazione per l’espansione di attività di tipo fast food. “Per carità, speriamo che non apra un altro fast food, siamo pieni di negozi per mangiare”, ha detto una signora. La paura di un’ulteriore invasione di negozi di alimentari è legata al fatto che il quartiere ha già visto l’arrivo di diversi kebab e pizzerie. La delibera del 2024, prorogata fino al 2031, ha cercato di limitare l’apertura di nuove attività di somministrazione nel centro storico, ma la preoccupazione resta.

La decisione di chiudere non è legata a un calo di clienti, ma a una scelta di vita. La famiglia Parenti, dopo anni di lavoro e di passione, ha deciso di chiudere l’attività. “Ora siamo all’età pensionabile e si chiude, ma non perché il negozio non lavora, l’ho deciso io anche perché è un bell’impegno a questa età”, ha spiegato Lucia. Le figlie, che fanno lavori diversi, hanno contribuito a questa decisione. La chiusura non è un evento di crisi, ma una scelta fatta con la consapevolezza di aver dato il meglio di sé. La chiusura della gioielleria Parenti rappresenta un momento di riflessione per il quartiere. L’attività ha visto passare due generazioni, ha rappresentato un punto di riferimento per i clienti e ha dato lavoro a diverse persone. La comunità, però, spera che il posto venga riutilizzato per attività che valorizzino la tradizione e l’artigianato locale. La chiusura non è solo un evento economico, ma un momento di condivisione e di ricordo per chi ha vissuto la storia di questa bottega.