Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi, trovato morto in carcere

Morto in carcere Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi. Indagini sull’ipotesi suicidio e informazioni sequestrate.

Figlio del boss dei Casalesi trovato morto in carcere, ipotesi suicidio e informazioni sequestrate
Figlio del boss dei Casalesi trovato morto in carcere, ipotesi suicidio e informazioni sequestrate

Un figlio del clan trovato morto in carcere

Costantino Russo, figlio dello storico boss dei Casalesi Giuseppe “Peppe ’o Padrino”, è stato trovato morto nel carcere di Secondigliano. L’uomo, 39 anni, era in carcere dopo l’arresto del 7 luglio scorso, nell’ambito di un blitz condotto da Dia e Guardia di Finanza, coordinato dalla Procura di Napoli – Dda. Era stato ritenuto dagli investigatori il nuovo punto di riferimento della fazione Russo-Schiavone. Dopo l’arresto, Russo aveva iniziato a collaborare con la giustizia, una scelta che ha segnato una rottura con il mondo criminale nel quale era cresciuto. La sua morte apre nuovi interrogativi sull’ipotesi suicidio e sulle informazioni che avrebbe potuto fornire agli inquirenti. La magistratura vuole chiarire ogni aspetto della vicenda, in una fase delicata delle indagini. Durante l’inchiesta che aveva portato al suo arresto, era emerso un sistema complesso di riciclaggio e autoriciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Gli investigatori avevano sequestrato almeno 14 aziende e beni per un valore complessivo di circa due milioni di euro.

Un percorso di collaborazione e tentativi di suicidio

Russo aveva rinunciato al ricorso davanti al Tribunale del Riesame, aveva revocato i precedenti difensori e aveva scelto un avvocato già impegnato nell’assistenza di collaboratori di giustizia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato da Il Mattino, il primo tentativo di togliersi la vita sarebbe avvenuto pochi giorni dopo l’avvio del percorso collaborativo, il 17 luglio, quando gli agenti della Polizia Penitenziaria erano riusciti a intervenire in tempo. Il secondo episodio, avvenuto nella notte del 3 agosto all’interno della cella del padiglione T2 del carcere di Secondigliano, dove era detenuto in isolamento, si è rivelato fatale.

La dinamica del suicidio e il contenuto del quaderno sequestrato restano oggetto di indagine. Secondo una prima ricostruzione, Russo si sarebbe impiccato utilizzando dei lacci legati alla grata della finestra. Gli agenti penitenziari e il personale del 118 hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, ma ogni intervento è risultato inutile. Nel corso del sopralluogo, sono stati trovati una lettera di saluti e scuse indirizzata alla moglie e ai figli e un quaderno con appunti relativi alla collaborazione con la giustizia.

Un sistema criminale complesso e un futuro incerto

Tra le attività finite sotto la lente degli inquirenti figuravano gelaterie, bar con possibilità di effettuare scommesse, stabilimenti balneari tra Castel Volturno e Pineta Grande, oltre a orologi di pregio e, in un caso, anche 100 mila euro in contanti. Il materiale sequestrato potrebbe contenere informazioni utili sulle dinamiche del clan e sulle dichiarazioni che Russo aveva già iniziato a fornire o avrebbe voluto rendere ai magistrati. La morte di Russo lascia aperti molti interrogativi, non solo sulla dinamica del suicidio, ma anche sulle informazioni che avrebbe potuto svelare.

La sua decisione di collaborare con la giustizia ha segnato una rottura con il mondo criminale nel quale era cresciuto. La sua morte potrebbe rappresentare l’ultimo collegamento con una collaborazione giudiziaria che avrebbe potuto svelare nuovi dettagli sugli affari e sugli equilibri più recenti del clan dei Casalesi. Gli inquirenti stanno ricostruendo ogni dettaglio della vicenda, cercando di chiarire ogni aspetto del decesso e delle informazioni che potrebbero essere state fornite.