Arcivescovo di Napoli: “Basta sangue, basta morti, sono stanco” durante l’omelia per il miracolo di San Gennaro
Arcivescovo di Napoli esprime dolore e speranza durante l’omelia per il miracolo di San Gennaro
L’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, ha espresso durante l’omelia per il miracolo di San Gennaro un forte dolore e una richiesta di cambiamento, chiedendo a San Gennaro di far sì che il sangue versato non sia più il tema principale del futuro. “Basta sangue, basta morti, sono stanco”, ha detto, riferendosi a una situazione di guerra e violenza che ha colpito la città e il mondo. Battaglia ha chiesto a San Gennaro di far sì che il prossimo anno, quando torneranno a celebrare il miracolo, l’unico sangue di cui parleranno sia il suo, e non quello di bambini uccisi o di vittime innocenti.
Un appello per la pace e la giustizia
Il discorso dell’arcivescovo ha toccato le corde più profonde, parlando di guerra, di camorra e di una società che sembra non riuscire a fermare il sangue. “La camorra è guerra, è bestemmia”, ha detto Battaglia, sottolineando come la criminalità organizzata non solo distrugga vite, ma anche la dignità e la speranza di una città. L’arcivescovo ha ricordato che ogni volta che un ragazzo viene arruolato o che una madre teme per la sua sicurezza, si perde una battaglia. “Ogni volta che un bambino cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile, abbiamo perso una battaglia”, ha aggiunto, mettendo in luce l’importanza di educare e di offrire alternative ai giovani.
Non voglio più dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti. Battaglia ha espresso un forte desiderio di smettere di parlare di sangue e morti, di smettere di contare i morti e di non vedere più i morti. “Sono stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle”, ha detto, sottolineando come la società non abbia imparato a fermare il sangue.
Un richiamo alla responsabilità collettiva
Battaglia ha anche chiesto a San Gennaro di far sì che la città di Napoli scelga di prendersi cura dei propri bambini e ragazzi, non solo quando una tragedia esplode, ma anche quando si tratta di prevenire problemi. “Vorrei poterti dire: grazie, Gennaro, perché Napoli ha finalmente scelto di prendersi cura dei suoi bambini e dei suoi ragazzi”, ha detto, sottolineando l’importanza di una società che si prenda cura delle persone più fragili. L’arcivescovo ha anche chiesto di una “cordata” tra istituzioni, cittadini, scuola, famiglia e Chiesa, per creare una rete di supporto e responsabilità reciproca.
Non esiste ragione di Stato capace di restituire un figlio a sua madre. Battaglia ha ricordato che la pace avrà bisogno della politica, della diplomazia e del diritto, ma prima di tutto avrà bisogno di una cosa molto semplice e infinitamente più difficile: riconoscere nell’altro un uomo. “Riconoscere nell’altro un uomo”, ha detto, sottolineando come la solidarietà e la comprensione siano la base di una società giusta.
Il discorso ha suscitato un forte impatto tra i fedeli, con applausi e emozioni che hanno accompagnato ogni parola. Battaglia ha chiesto a San Gennaro di far sì che il sangue di un martire non sia più il solo tema di discussione, ma che la città possa trovare un nuovo cammino, basato sulla solidarietà e sulla giustizia. “Fammi questa grazia, Gennaro. Fa’ che quando torneremo qui, tra un anno, l’unico sangue che avremo visto scorrere sia il tuo. Solo il tuo”, ha concluso, sperando in un futuro in cui il sangue non sia più il simbolo di guerra e violenza, ma di pace e speranza.
