Australia: il divieto per i minori sui social non ha ridotto l’uso tra gli adolescenti

Il divieto australiano per i minori sui social non ha ridotto l’uso tra gli adolescenti, con il 81% ancora attivi.

Adolescenti australiani continuano a usare i social nonostante il divieto, con dati preoccupanti sulle famiglie ignare
Adolescenti australiani continuano a usare i social nonostante il divieto, con dati preoccupanti sulle famiglie ignare

Un divieto non ha fermato l’uso dei social tra gli adolescenti

Dopo tre mesi dall’entrata in vigore del divieto per i minori di 16 anni di possedere account social, il governo australiano ha constatato che il 81% degli adolescenti under 16 continua a utilizzare regolarmente le piattaforme. L’obiettivo iniziale era ridurre l’accesso ai social media per proteggere i giovani da contenuti inappropriati, ma i dati rivelano un risultato deludente. L’Autorità nazionale per la sicurezza online (eSafety) ha effettuato un monitoraggio su 4.000 ragazzini e ha registrato un calo marginale nella percentuale di utenti under 16 con un profilo attivo, ma il numero di adolescenti che usano i social anche senza un account è rimasto sostanzialmente invariato.

La mancanza di meccanismi di verifica dell’età ha reso il divieto inefficace. Il 50,2% degli intervistati ha dichiarato di aver proseguito la navigazione perché i siti non hanno adottato alcun sistema per controllare l’età degli utenti. Questo ha permesso ai ragazzi di aggirare le restrizioni, spostandosi su piattaforme non soggette al divieto, come Pinterest o BeReal, dove l’uso è aumentato.

Le famiglie si sentono meno responsabili

Un altro aspetto preoccupante è la riduzione della vigilanza da parte dei genitori. La quota di genitori ignari delle abitudini cibernetiche dei figli tra 10 e 15 anni è cresciuta del 10%. In particolare, le madri e i padri di ragazze e ragazzi tra i 10 e i 12 anni sembrano essere i più colpiti da questa tendenza. La mancanza di controllo da parte delle famiglie ha reso più difficile per i genitori monitorare l’uso dei social da parte dei figli, anche se il divieto è entrato in vigore.

Un modello in cerca di efficacia

L’Australia non è l’unica nazione a provare a limitare l’accesso dei minori ai social media. Paesi come la Francia, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti hanno approvato misure simili, ma con differenze di età e tempi di attuazione. In Europa, la discussione è in crescita: la Danimarca valuta il divieto per gli under 15, mentre la Norvegia e il Canada hanno lavorato a leggi simili a quelle australiane. In Germania si parla di divieti per i minori sotto i 14 anni, mentre in Grecia il bando potrebbe iniziare nel 2027. La sfida non è solo tecnica, ma anche culturale. Molti esperti sottolineano che il divieto non basta a risolvere il problema, e che è necessario un approccio più complesso, che coinvolga scuole, famiglie e aziende tecnologiche. La salute mentale dei giovani e la protezione da contenuti dannosi rimangono priorità, ma il modo per raggiungerle deve essere rivisto.

Un dibattito che non si ferma

L’Australia ha dimostrato che il divieto non è sufficiente a fermare l’uso dei social da parte dei minori. La mancanza di meccanismi di verifica e la scarsa collaborazione tra le piattaforme e le autorità hanno reso il provvedimento inefficace. Mentre i dati restano preoccupanti, il dibattito su come proteggere i giovani online continua a crescere, con nuove proposte da parte di diversi Paesi. La sfida è chiara: trovare un equilibrio tra libertà di accesso e protezione dei minori, senza ricorrere a misure che non producono risultati concreti.