Ceuta, la crisi che riporta i controlli alle frontiere: il rafforzamento dei controlli tra Italia e Spagna

L’Italia introduce controlli mirati a Ceuta dopo la crisi migratoria, ma non sospende Schengen.

Frontiera tra Italia e Spagna, controlli rafforzati a Ceuta dopo la crisi migratoria
Frontiera tra Italia e Spagna, controlli rafforzati a Ceuta dopo la crisi migratoria

La crisi migratoria che ha colpito Ceuta ha portato a un rafforzamento dei controlli tra Italia e Spagna, senza però sospendere il trattato di Schengen. Circa 50 mila persone hanno raggiunto irregolarmente l’enclave spagnola tra il 30 e il 31 luglio, entrando via mare o superando il confine con il Marocco. Il bilancio delle vittime, inizialmente fermo a 57, è salito ad almeno 67 morti nella mattinata del 1° agosto, secondo il ministero dell’Interno spagnolo. L’Italia ha introdotto per un mese controlli a campione sui passeggeri in arrivo dalla Spagna, con particolare attenzione ai cittadini non comunitari.

Controlli rafforzati, ma non una sospensione di Schengen

La misura adottata dall’Italia non equivale a una sospensione del trattato Schengen, ma a una reintroduzione temporanea dei controlli a una frontiera interna. I cittadini spagnoli e degli altri Paesi dell’Unione non sono formalmente esclusi dalla libera circolazione, anche se può essere chiesto loro di mostrare i documenti per accertarne la nazionalità. La misura non modifica il quadro giuridico europeo, ma ne fa uso in un momento di tensione. Parlare di “sospensione di Schengen” è quindi una semplificazione: si tratta della reintroduzione di controlli mirati in un contesto di emergenza. L’ingresso a Ceuta, dunque, non consente automaticamente di raggiungere il continente europeo, e Bruxelles ha riferito che nessuna delle persone entrate durante la crisi era arrivata sulla terraferma.

Ceuta, un territorio speciale nel quadro europeo

Ceuta appartiene alla Spagna e all’Unione europea, ma non è inserita nello spazio senza frontiere interne nello stesso modo di Madrid o Barcellona. Il Codice frontiere Schengen riconosce infatti un regime speciale per Ceuta e Melilla: chi parte dalle enclave verso la Penisola iberica o un altro Paese Schengen deve sottoporsi a verifiche di identità e documenti. La sua posizione rende necessario un controllo aggiuntivo per garantire la sicurezza. La misura adottata dall’Italia è prevista dal quadro giuridico europeo, che permette agli Stati di ripristinare i controlli quando esiste una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. La misura deve essere eccezionale, proporzionata e utilizzata come ultima risorsa; di fronte a un evento imprevedibile può essere introdotta immediatamente per un mese, informando Commissione europea, Parlamento, Consiglio e altri Stati membri.

Il ritorno temporaneo delle frontiere non è una novità. I controlli furono ripristinati dopo gli attentati di Parigi, durante la crisi migratoria del 2015 e, in maniera molto più estesa, nel corso della pandemia. Negli ultimi anni diversi Paesi, tra cui Francia, Germania, Austria e la stessa Italia al confine con la Slovenia, hanno mantenuto verifiche motivate da terrorismo, criminalità organizzata o movimenti migratori irregolari. La ripetizione di tali misure alimenta il timore di una normalizzazione dei controlli.

La crisi di Ceuta ha messo in luce i limiti della libera circolazione in un contesto di emergenza, ma non ha portato a una sospensione del trattato Schengen. L’Italia ha adottato misure mirate, che non modificano il quadro giuridico europeo, ma ne fanno uso in un momento di tensione. La situazione rimane sotto controllo, ma la normalizzazione dei controlli potrebbe diventare un tema di dibattito nel prossimo futuro.