Governo modifica normativa per salvaguardare i microbirrifici artigianali
Il Governo modifica la normativa per salvaguardare i microbirrifici artigianali, risolvendo il dibattito sull’uso del termine e aprendo a una riforma completa.

Il Governo ha risolto il dibattito sull’uso del termine “birra artigianale” e ha aperto la strada a una riforma completa del settore brassicolo. Dopo il chiarimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla definizione di birra artigianale, il comparto ha iniziato a guardare alla revisione delle norme in vigore, che risalgono al 1970. La questione era emersa a causa di restrizioni previste per l’utilizzo del termine, che avrebbero creato difficoltà per i microbirrifici e i birrifici agricoli, che producono birra senza ricorrere a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. Il provvedimento prevedeva infatti restrizioni all’utilizzo del termine “artigianale”, con il rischio di creare difficoltà a numerosi microbirrifici.
Acidità, invecchiamento e limpidezza: i parametri da aggiornare
Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai, ha sottolineato come la normativa attuale sia costruita su un modello di birra che “non esiste più”: quella degli anni Sessanta, bionda, limpida e con caratteristiche standard molto precise. Oggi la produzione brassicola, soprattutto artigianale, è completamente diversa, anche perché la definizione stessa esclude microfiltrazione e pastorizzazione, portando naturalmente a prodotti con caratteristiche differenti. Il primo è l’acidità, perché l’innovazione ha introdotto l’utilizzo di materie prime alternative, come la frutta o il mosto di vino, portando in dote livelli di acidità più elevati e quindi un ph più basso rispetto a quanto previsto dalla normativa attuale.
Secondo gli operatori del settore, uno degli aspetti principali riguarda l’acidità della birra, influenzata dall’impiego di ingredienti come frutta e mosto d’uva. Anche le tecniche di affinamento e l’invecchiamento in botte richiedono una revisione dei parametri. Lo stesso discorso vale per la carbonazione e per la limpidezza, poiché molte birre artigianali si presentano naturalmente opalescenti o velate.
Dalle birre analcoliche alla riforma del comparto brassicolo
Il dibattito ha visto anche l’attenzione rivolta alle birre low e no alcol, un segmento in crescita che continua a fare riferimento a un quadro normativo ormai datato. L’obiettivo è arrivare a una riforma complessiva capace di coinvolgere l’intero settore, da quello industriale a quello agricolo e artigianale. Una prospettiva che il Governo considera sempre più necessaria per adeguare la normativa alla realtà del mercato brassicolo contemporaneo. La modifica normativa, sostenuta dal senatore Luca De Carlo, dovrebbe tradursi in un decreto congiunto dei Ministeri dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, delle Imprese e del Made in Italy e dell’Economia e delle Finanze, atteso entro l’autunno del 2026. I birrifici artigianali potranno continuare la produzione anche non essendo iscritti all’Albo delle imprese artigiane, grazie al chiarimento del Mimit.
