Ceuta, la bufala dei «48mila rimpatri»: la sinistra trasforma una crisi in una narrazione di propaganda

La crisi di Ceuta vede la sinistra utilizzare dati distorti per alimentare una narrazione di propaganda.

Immigrati in fuga da Ceuta, autorità spagnole e media italiani discutono dati sull'immigrazione
Immigrati in fuga da Ceuta, autorità spagnole e media italiani discutono dati sull’immigrazione

La crisi di Ceuta ha visto la diffusione di dati distorti e una narrazione politica che ha trasformato una situazione complessa in una bufala di propaganda. Dopo l’ingresso di decine di migliaia di immigrati, il governo spagnolo ha riferito che circa 48.300 persone sarebbero tornate in Marocco, un dato che è stato utilizzato per alimentare una narrazione di rassicurazione. Tuttavia, nessun dato conferma che tutti i 7mila minori siano rimasti in Spagna, e il numero effettivo di persone rimaste nell’enclave non è ancora chiaro. La sinistra, attraverso il Partito democratico e il suo circuito politico-mediatico, ha cercato di trasformare questa situazione in una gigantesca allucinazione collettiva della destra.

La manipolazione dei dati e la narrazione di rassicurazione

Il dato dei «48mila rimpatri» è stato utilizzato per creare una narrazione di rassicurazione, ma non è verificabile. Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha stimato gli arrivi fino a 60mila, un numero che mette in discussione la validità del dato ufficiale. Inoltre, il numero di persone rimaste nell’enclave non è stato definito con certezza, poiché si basa su una sottrazione tra due stime non verificate. La formula «ne sono rimasti solo 1.500» non è una notizia verificata, ma un’operazione aritmetica costruita selezionando il denominatore più conveniente.

La disinformazione non è solo un errore, ma una strategia politica.

Un altro aspetto critico è la confusione tra rientro volontario e espulsione forzata. In Italia, molte testate hanno utilizzato indistintamente le parole «rientrati», «restituiti» e «rimpatriati», creando l’immagine di un’operazione di espulsione condotta dalle autorità spagnole. Tuttavia, Reuters ha riferito che la maggior parte delle persone è tornata volontariamente in Marocco. Molti immigrati, dopo aver trovato una Ceuta militarizzata, senza posti nei centri, cibo o possibilità immediata di raggiungere la penisola, hanno semplicemente deciso di riattraversare il confine.

Le forze spagnole hanno accompagnato gruppi verso i varchi, ma questo non significa che per 48.300 persone siano state compiute identificazioni, adottati provvedimenti individuali di espulsione ed eseguiti altrettanti rimpatri forzati. La differenza è sostanziale: un rientro spontaneo può essere temporaneo e dipendere dalle condizioni trovate sul posto, mentre un rimpatrio forzato è un atto dello Stato con una procedura amministrativa, un’identificazione e un’esecuzione coercitiva.

La questione dei minori e la gestione della crisi

La questione dei minori smonta la narrazione dei «soli 1.500 rimasti». Le prime valutazioni parlano di 4mila-7mila bambini e adolescenti tra coloro che hanno attraversato il confine. Molti erano accompagnati dalle madri, altri erano soli o insieme ad amici. Non sappiamo ancora quanti siano effettivamente minori stranieri non accompagnati, quanti siano tornati in Marocco e quanti si trovino tuttora sotto la tutela delle autorità spagnole.

La gestione dei minori è un tema cruciale per la crisi di Ceuta.

Sappiamo però che Pedro Sánchez ha già chiesto la collaborazione delle comunità autonome e che il governo sta preparando l’attivazione del meccanismo di redistribuzione previsto per le emergenze migratorie. I centri di Ceuta erano già ampiamente sovraffollati prima dell’ondata: il numero dei minori assistiti sarebbe passato da 180 a circa 770 in pochi giorni, mentre la normativa spagnola prevede il trasferimento della tutela alle regioni di destinazione. È questo il punto che le ancelle italiane di Sánchez omettono. Nessuno può affermare che tutti i 7mila minori siano rimasti in Spagna, ma non si può nemmeno sostenere che nell’intera enclave siano rimaste appena 1.500 persone mentre le autorità stanno ancora identificando migliaia di giovani, rafforzando la procura minorile e preparando la loro distribuzione sul territorio nazionale.