Meloni e i bonus: una politica di sconti e comunicazione senza effetti reali
Meloni lancia bonus e sconti fiscali, ma esperti segnalano bassa resa e impatto limitato.
Il governo Meloni, in un anno di legislatura, ha lanciato una serie di misure fiscali e economiche, tra cui la sospensione del bollo auto e moto, il bonus bebè, l’abbassamento del secondo scaglione dell’Irpef e la social card. Tuttavia, analisti e osservatori segnalano che tali interventi, pur avendo un impatto mediatico significativo, non hanno generato un effetto reale sulla riduzione della pressione fiscale o sul miglioramento delle condizioni economiche dei cittadini.
bonus e sconti: una politica di comunicazione
La sospensione del bollo per auto e moto, annunciata come una misura di sostegno per i cittadini, riguarda il 70 per cento dei veicoli e garantisce un risparmio annuo medio di circa 12-13 euro a persona. La spesa per le casse pubbliche, in questo caso, ammonta a poco meno di 600 milioni di euro. Nonostante l’effetto simbolico, il risparmio per la maggior parte dei cittadini è minimo, e l’impatto economico complessivo è limitato.
La politica di Meloni si basa su una serie di bonus e sconti, ma la resa è bassa.
Il governo ha anche rinnovato il bonus benzina di 200 euro, istituito dal governo Draghi, e ha lanciato il bonus bebè, che prevede l’erogazione di 1.000 euro una tantum per i nuovi nati nel 2026. Tuttavia, tali misure sono state criticate per la loro scarsa efficacia e per il loro impatto limitato sulle fasce più deboli della popolazione.
l’irpef e le pensioni: un’altra mancia
Il secondo scaglione dell’aliquota Irpef è passato dal 35 al 33 per cento, un intervento che ha costato 3 miliardi di euro. Tuttavia, il beneficio per le buste paga del ceto medio è stato impercettibile, con un vantaggio di poche decine di euro per i redditi intorno ai 30mila euro. L’aumento dell’inflazione, che ha sfondato il tetto del 3 per cento, ha ridotto l’effetto positivo di questa misura. Le pensioni minime, che ammontano a mille euro, sono state una promessa di Silvio Berlusconi mai realizzata. Il governo Meloni, pur avendo annunciato un aumento di 8 euro al mese, ha fatto poco per migliorare le condizioni economiche delle pensioni.
una politica di comunicazione, non di sostegno
La strategia di Meloni sembra concentrarsi su una comunicazione di sostegno, piuttosto che su interventi strutturali. Il governo ha lanciato una serie di misure, ma la loro efficacia è limitata. L’effetto di tali interventi è spesso di breve durata, e non si traduce in un miglioramento significativo delle condizioni economiche dei cittadini. La pressione fiscale, a fine 2026, dovrebbe attestarsi al 42,9 per cento, un livello elevato che non contribuisce a ridurre la povertà. Secondo un sondaggio della Stampa, 4 italiani su 10 si sentono più poveri, e 5,7 milioni di euro sono in condizione di povertà assoluta.
- La sospensione del bollo auto e moto: risparmio minimo per la maggior parte dei cittadini.
- Il bonus bebè: una misura di propaganda, non di sostegno strutturale.
- L’abbassamento dell’Irpef: effetto impercettibile per le fasce medie.
- Le pensioni minime: una promessa mai realizzata.
La politica di Meloni, seppur accompagnata da un forte battage comunicativo, non ha generato un impatto reale sulle condizioni economiche dei cittadini. La serie di bonus e sconti, pur avendo un effetto simbolico, non ha ridotto la pressione fiscale né migliorato le condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione.
