Tajani chiede punizioni esemplari: “I giudici devono colpirne uno per educarne cento”
Tajani critica magistrati per la mancanza di sicurezza, dichiarazioni contrarie al Stato di diritto
Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha espresso critiche forti nei confronti della magistratura, sostenendo che i giudici dovrebbero adottare punizioni esemplari per garantire la sicurezza nelle borgate. Le dichiarazioni, rivolte a una cittadina che ha chiesto “più sicurezza” in contesti di marginalità, hanno suscitato reazioni forti da parte degli avvocati e degli organi di controllo del sistema giudiziario, considerate contrarie al Stato di diritto.
sicurezza e garantismo
Tajani ha sottolineato che la giurisdizione non deve essere vista come un strumento di governo, ma come un mezzo per tutelare i diritti dei cittadini. Tuttavia, ha espresso la sua preoccupazione per la percezione di impunità che si diffonde tra i malviventi, sostenendo che “la legge conta, sì, ma fino a un certo punto”. Questa frase, ripresa da un passato discorso sul conflitto tra Israele e la Flotilla, ha suscitato dibattito, con alcuni a considerarla come un’apertura a una logica contraria al diritto internazionale.
Le critiche dei magistrati
La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha definito le dichiarazioni del ministro “esterrefatte” e “contrarie a ogni Stato di diritto”. L’associazione ha ricordato che il compito dei magistrati è applicare la legge, non imporre punizioni esemplari. “La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione”, ha sottolineato l’Anm, sottolineando che la sicurezza non può essere garantita scaricando la responsabilità sulla magistratura.
esempi e contesti
Tajani ha utilizzato un esempio concreto per illustrare la sua posizione: le forze dell’ordine arrestano un malvivente “a mezzanotte meno cinque”, ma poi devono rimanere in caserma per fare il verbale e il magistrato lo rimette in libertà. “La mattina dopo si vedono quello che gli sorride in faccia e poi lo ritrovano di nuovo che spaccia”, ha detto il ministro, sostenendo che “questo non va bene”. La sua richiesta di punizioni esemplari ha suscitato dibattito tra i legali, con alcuni a considerare il suo approccio come un abbandono del garantismo.
La risposta di Tajani
Tajani ha replicato su X, sottolineando che non ha mai chiesto di disapplicare la legge, ma di applicarla in pieno. Ha invitato i magistrati a “mettersi una mano sulla coscienza” ogni volta che rilasciano un arrestato colto sul fatto, sottolineando che la percezione di impunità aiuta solo i malviventi. “Lo Stato di diritto prevede che nessun innocente debba finire in carcere”, ha aggiunto, ma ha anche riconosciuto che gli arrestati in flagranza potrebbero tornare a delinquere il giorno dopo.
risposte e contesti legali
Il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, Francesco Petrelli, ha ribadito che “l’idea di pene e provvedimenti esemplari non dovrebbe avere casa in uno Stato di diritto”. Ha sottolineato che la giurisdizione non è un strumento di governo, ma deve tutelare i diritti dei cittadini. Petrelli ha ricordato a Tajani che la sicurezza è necessaria per ogni democrazia, ma deve essere perseguita nel rispetto dei principi della Costituzione. Le dichiarazioni del ministro hanno suscitato un dibattito su come equilibrare la sicurezza con i diritti dei cittadini, con una posizione chiaramente contrapposta tra chi chiede maggiore severità e chi sostiene il rispetto delle garanzie. La questione rimane aperta, con il rischio di un ulteriore distanziamento tra i rappresentanti del potere e i magistrati che ne garantiscono l’applicazione.
