La strage di Bologna e l’ultimo viaggio di Francesco Antonio Lascala, reggino morto in un attentato neofascista

Ricordiamo la strage di Bologna del 1980 e il destino di Francesco Antonio Lascala, reggino ucciso in un attentato neofascista.

Un corteo di ricordi a Bologna, con lapidi e monumenti che commemorano le vittime della strage del 1980, tra cui Francesco Antonio Lascala
Un corteo di ricordi a Bologna, con lapidi e monumenti che commemorano le vittime della strage del 1980, tra cui Francesco Antonio Lascala

Il 2 agosto 1980, a Bologna, un’esplosione ha ucciso 85 persone e ferito oltre duecento. Tra le vittime, c’è Francesco Antonio Lascala, un reggino di 56 anni, che stava raggiungendo la figlia a Cremona. L’ultimo viaggio del reggino è stato interrotto tragicamente da un attentato dinamitardo di matrice neofascista, un evento che ha segnato la storia dell’Italia e che, dopo quarantasei anni, continua a suscitare dolore e domande senza risposta.

Un viaggio interrotto da un attentato

Francesco Antonio Lascala, ex centralinista delle Ferrovie dello Stato, si trovava in attesa del treno alle 11,05 della mattina del 2 agosto 1980, a Bologna. Era diretto a Cremona per trascorrere alcuni giorni con la figlia Vincenza. Aveva preparato canne e mulinelli per dedicarsi al suo passatempo preferito, la pesca. Il suo viaggio, però, è stato interrotto da una deflagrazione devastante che ha distrutto l’ala ovest della stazione Centrale. L’esplosione, avvenuta alle 10:25, ha ucciso 85 persone, tra cui il reggino, e ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva.

«Quel sabato – racconta Domenico, il maggiore dei tre figli di Francesco Antonio – ho acceso la TV come ogni giorno per vedere il telegiornale dell’una. Quando ho sentito del disastro e ho visto l’orologio della stazione fermo sulle 10,26 mi si è raggelato il sangue; ho capito subito che a mio padre doveva essere successo qualcosa. Verso le nove e mezza, infatti, aveva telefonato da Bologna, per avvertirci che era arrivato con tre ore di ritardo e aveva perso la coincidenza, e per dirci di tranquillizzare mia sorella Vincenza nel caso si fosse allarmata per il suo mancato arrivo.»

La strage di Bologna ha segnato un momento di profonda crisi per l’Italia.

Indagini e processi, ma senza risposte definitive

Le indagini sulla strage di Bologna sono state complesse e lunghe. Nel 2020, la Procura generale della Repubblica di Bologna ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sui mandanti dell’attentato, indicando Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi come possibili responsabili. Tuttavia, tutti sono morti e non più perseguibili. Il processo più recente è stato quello a carico di Paolo Bellini, ex “primula nera” dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, ritenuto esecutore della strage in concorso con altri esponenti del movimento. «Non si sa chi abbia deciso che quel giorno quegli innocenti dovessero morire né su quale altare la loro vita sia stata così barbaramente sacrificata.» Questa frase, ripetuta da diversi familiari, sintetizza l’incertezza e la mancanza di una verità completa. Anche se alcuni esecutori materiali sono stati condannati, i mandanti restano sconosciuti, e le indagini non hanno portato a un chiarimento totale.

La memoria di Francesco Antonio Lascala è scritta su un sampietrino lungo il percorso del corteo che si svolge ogni anno a Bologna.

La strage di Bologna rimane un evento drammatico che ha segnato l’Italia e che, dopo quarantasei anni, continua a suscitare dolore e domande. La memoria di Francesco Antonio Lascala, reggino morto in un attentato neofascista, è parte di questa storia, un ricordo che non si è mai spento. Il suo nome è riportato nel memoriale alla stazione di Bologna e sulle decine di lapidi che sono sparsi in Italia e oltre, nelle città che hanno perso dei loro figli.