Sanità in difficoltà, serve umanità: una lettera dopo il ricovero della madre

Una lettera pubblicata su Facebook racconta le difficoltà del sistema sanitario e la mancanza di umanità nel trattamento dei pazienti.

Una donna racconta le sue esperienze in un ospedale dopo il ricovero della madre, segnalando problemi di organico e mancanza di empatia
Una donna racconta le sue esperienze in un ospedale dopo il ricovero della madre, segnalando problemi di organico e mancanza di empatia

Una lettera pubblicata su Facebook ha suscitato dibattito e preoccupazione dopo il ricovero della madre di Paola Todini, una donna di quasi 90 anni, al pronto soccorso dell’ospedale di Pantalla. La donna ha raccontato le sue esperienze, mettendo in luce le difficoltà del sistema sanitario e la mancanza di umanità nel trattamento dei pazienti. La lettera, autorizzata alla pubblicazione integrale, ha suscitato reazioni e riflessioni su come la sanità pubblica si confronti con le esigenze delle persone in situazioni di fragilità.

La testimonianza di una madre e la sua esperienza

Paola Todini ha spiegato che la madre è arrivata in ospedale con «forti vertigini e nausea», e che gli accertamenti hanno escluso patologie più gravi. Pur ringraziando il personale sanitario, ha però toccato con mano le difficoltà del sistema. «L’ospedale di Pantalla è nato per servire un vasto territorio, ma il pronto soccorso dispone di un organico ridotto al minimo: un medico, un infermiere e un Oss per gestire contemporaneamente tutti gli accessi e i pazienti ricoverati in Obi», ha scritto. La donna si domanda come sia umanamente possibile garantire un’assistenza adeguata in queste condizioni.

Un episodio che ha colpito profondamente

La lettera ha anche descritto un episodio che ha suscitato emozione e preoccupazione. «Sabato sera mi è stato detto di tornare a casa perché si sarebbero occupati loro di mia madre. Mi sono fidata. Poco dopo la mezzanotte, però, ricevo una telefonata che mi chiede perché non fossi andata a riprenderla», ha raccontato Todini. La donna ha aggiunto che, nel frattempo, alla madre «avevano già applicato una flebo e un catetere vescicale», chiedendosi «come fosse possibile una comunicazione tanto confusa». La madre è poi stata trasferita in ambulanza a Perugia per una visita otorinolaringoiatrica, un tragitto che Todini ha trovato difficile e inquietante.

La donna ha anche raccontato di aver assistito a una scena che l’ha colpita profondamente: «Ho sentito con le mie orecchie un paziente chiamare perché aveva bisogno di essere cambiato. La risposta è stata: ‘Perché hai suonato?’». Alla sua risposta è seguito un commento che non avrebbe mai pensato di ascoltare in un ospedale. «Sono parole che umiliano», ha scritto Todini.

La risposta della Usl e le dichiarazioni ufficiali

La Usl Umbria 1 ha risposto alla lettera, ribadendo che «l’umanizzazione delle cure rappresenta un principio fondamentale dell’assistenza sanitaria». L’azienda ha anche precisato che per ogni turno sono presenti un medico dedicato al Pronto soccorso, un medico del servizio 118, un infermiere per Pronto soccorso e Obi, un infermiere per il 118 e, nelle ore diurne, un infermiere al triage. Nelle ore notturne operano tre infermieri, uno destinato all’ambulatorio di Pronto soccorso e Obi e due impegnati nel servizio 118, che supportano l’attività del Pronto soccorso quando non sono impiegati in interventi esterni. In caso di sovraffollamento è inoltre prevista l’attivazione dell’infermiere reperibile notturno.

La Usl ha anche contestato la ricostruzione relativa all’organico del pronto soccorso di Pantalla, sottolineando che «nei giorni scorsi non si sono evidenziate carenze rispetto allo standard previsto». Per quanto riguarda l’episodio riferito dalla donna sul trattamento riservato a un altro paziente, la Usl ha fatto sapere di riservarsi ulteriori approfondimenti. La lettera di Paola Todini non è solo una testimonianza personale, ma un appello a tutela della sanità pubblica. «I tagli che lo Stato o le Regioni ritengono necessari non possono ricadere sulle persone malate. La sanità non è un costo qualsiasi. È il luogo dove, nei momenti più fragili della nostra vita, dovremmo sentirci accolti e rispettati», ha scritto. La donna conclude con un invito a riflettere su come la medicina curi il corpo e l’umanità curi anche il cuore.