No Tav in Val di Susa: «Rompere l’assedio» con proteste e strategia di resistenza

No Tav in Val di Susa annunciano azioni di resistenza per «rompere l’assedio» con proteste e strategia di guerriglia.

No Tav in Val di Susa annunciano azioni di resistenza con proteste e strategia di guerriglia
No Tav in Val di Susa annunciano azioni di resistenza con proteste e strategia di guerriglia

In Val di Susa, i No Tav hanno reso noto un piano di azione che sembra quasi una dichiarazione di guerra. Il programma di oggi, intitolato «Rompere l’assedio», prevede una serie di proteste e azioni simboliche per sfidare le restrizioni imposte dalle autorità. I militanti del movimento, presenti in un presidio a Venaus, hanno chiamato a partecipare a eventi come concerti, proiezioni e attività di solidarietà, con l’obiettivo di «far girare loro la testa». L’annuncio, diffuso attraverso i canali social, ha invitato i sostenitori a mostrare la loro solidarietà anche fuori dal presidio, con l’idea di creare un impatto visivo e mediatico significativo.

La strategia dei No Tav si basa su una combinazione di resistenza e azione simbolica, con l’ausilio di bandiere, striscioni e strumenti musicali. L’obiettivo è di ribaltare la paura e di far cambiare campo alle istituzioni. I militanti hanno anche sottolineato che la zona di Venaus è «troppo evocativa» per le autorità, ma per loro rappresenta un simbolo di resistenza e di libertà. La reazione dei No Tav non si è fatta attendere, con una sfida diretta alle istituzioni: «Non possiamo piantare le tende ma nessuno ci impedisce di stare qui all’interno del presidio».

Le ordinanze del prefetto e la reazione dei No Tav

Il prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha emesso un’ordinanza che ha esteso il divieto di campeggio a Venaus, in seguito a una serie di provvedimenti contingibili e urgenti. L’ordinanza, in vigore dal 30 luglio al 2 agosto, include anche il divieto di detenere oggetti potenzialmente pericolosi, come caschi, maschere e fumogeni. L’obiettivo delle autorità è di controllare i movimenti dei manifestanti e prevenire eventuali scontri con le forze dell’ordine.

La reazione dei No Tav non si è fatta attendere, con una sfida diretta alle istituzioni. I militanti, circa una cinquantina, sono stati sorvegliati da personale della Digos e della polizia, ma hanno continuato a organizzare eventi come «discussione su forme di autonomia energetica» e «confronti sulle narrative palestinesi». La strategia dei No Tav sembra spostarsi verso un piano di resistenza non solo fisica, ma anche psicologica, con l’obiettivo di influenzare la percezione pubblica e mediatica.

Una strategia di guerriglia e di guerra psicologica

La serie di annunci diversi, che ha reso difficile per le forze dell’ordine prevedere le mosse dei manifestanti, ha contribuito a creare un clima di incertezza e tensione. L’annuncio di «ribaltare la paura, per farla cambiare di campo» indica una volontà di influenzare la percezione pubblica e mediatica. La guerra civile non è solo un’ipotesi, ma una possibilità concreta, come ha sottolineato Simonetta Matone, ex magistrato deputato della Lega. Il ricatto alle istituzioni è inaccettabile, a meno che non sia dichiarata ufficialmente una guerra civile con conseguenze inimmaginabili. I No Tav, con il loro presidio in Val di Susa, stanno dimostrando una capacità di adattamento e di reazione alle restrizioni. L’obiettivo, come hanno spiegato i militanti, è di corteggiare gli scontenti di Forza Italia e Lega, cercando di unire forze politiche diverse.