Askatasuna: un movimento in movimento, tra organizzazione e resistenza

Askatasuna si rafforza con nuove iniziative e una capacità organizzativa sorprendente.

giovani di askatasuna in azione durante un evento, con tende e musica, in un'area aperta
giovani di askatasuna in azione durante un evento, con tende e musica, in un’area aperta

Askatasuna, il movimento radicato nel contesto sociale e politico italiano, si conferma sempre più attivo e organizzato, nonostante le critiche e le tensioni interne. Il recente «Festival dell’Alta Felicità» a Venaus ha rappresentato la più imponente dimostrazione di vitalità del gruppo, con 40 mila partecipanti, molti dei quali alla loro prima esperienza. Nonostante la sua origine nel movimento No Tav, Askatasuna ha trovato nuovi spazi e nuovi giovani, attirati non solo dalle battaglie, ma soprattutto dalla capacità di ribellarsi a un sistema che, a loro parere, reprime e uccide.

Una macchina capace di pianificare un giubileo

La Digos ha espresso un’ammirazione non del tutto scontata per la capacità organizzativa del movimento, definendolo «una macchina capace di pianificare un giubileo». Questa descrizione si sposa con la realtà: Askatasuna non si limita a manifestazioni spontanee, ma si muove con una struttura che coinvolge giovani, volontari e leader esperti. La conferenza stampa dopo la guerriglia di Chiomonte ha visto la portavoce Martina Losano, 36 anni, laureata in Filosofia alla Lumière di Lione, presentare il movimento con garbo e professionalità, anche nei confronti dei giornali «nemici». La sua figura, insieme a quella di Michele Raffaele, 35 anni, che coordina artisti e volontari, rappresenta un esempio di come il movimento si stia evolvendo.

La capacità di organizzarsi è diventata un punto di forza per Askatasuna. Dopo lo sgombero dei locali occupati in corso Regina Margherita, il movimento ha trovato nuova forza, sembrando più attivo e meno legato alle istituzioni. La sua capacità di muoversi in clandestinità, evitando di essere «intruppati con le istituzioni», ha reso più aggressiva la sua presenza. La sua organizzazione, però, non è mai stata del tutto trasparente. Molti dei suoi leader sono stati condannati o sono a processo, ma il movimento riesce a intercettare tantissimi giovani, che si sentono rappresentati da una forma di resistenza diversa da quella politica.

Un’identità in movimento

Askatasuna non si ferma alle manifestazioni, ma si estende a iniziative culturali, musicali e sociali. Il «blocco nero» è arrivato dall’estero, mentre i vecchi leader No Tav, come Nicoletta Dosio, hanno adottato slogan come «siamo tutti black bloc». Il movimento, però, non si limita a una sola forma di azione. Dopo lo sgombero dei locali occupati, Askatasuna ha trovato nuova forza, sembrando più attiva e meno legata alle istituzioni. La sua capacità di muoversi in clandestinità, evitando di essere «intruppati con le istituzioni», ha reso più aggressiva la sua presenza.

La sua capacità di adattarsi e coinvolgere nuovi giovani è sorprendente. Anche se alcuni ritengono che dietro le quinte ci siano sempre i soliti nomi, i giovani insistono che Askatasuna non ha leader, ma è un gruppo in cui tutti sono sullo stesso piano. Questo atteggiamento, però, non impedisce a figure come Guido Borio, Andrea Bonadonna e Giorgio Rossetto di rimanere centrali nel dibattito interno. Nonostante le critiche e le tensioni, Askatasuna si muove su altre frequenze, ma è più attiva che mai.

Dopo la guerriglia di Chiomonte, il movimento ha annunciato nuove iniziative, tra cui un campo a Susa e un’azione contro il riarmo a Torino. La sua capacità di organizzarsi, di coinvolgere giovani e di mantenere una presenza costante, lo rende un’entità difficile da intercettare, anche per i partiti più a sinistra. Per ora, però, non sembra esserci una risposta efficace al suo crescente impatto. La sua storia, come quella di molti movimenti di resistenza, è in continuo movimento, e questo è il suo punto di forza.

  • 40 mila partecipanti al «Festival dell’Alta Felicità»
  • Organizzazione di eventi, concerti e dibattiti
  • Presenza in clandestinità e azioni di resistenza