Modello Albania per rimpatrio migranti, nuovi hub in Uganda e Montenegro

Nuovo piano europeo per rimpatrio migranti: hub in Albania, Uganda e Montenegro.

Migranti in transito, hub per rimpatrio in Albania, Uganda e Montenegro
Migranti in transito, hub per rimpatrio in Albania, Uganda e Montenegro

La crisi dei migranti in Ceuta ha spinto l’Italia a proporre un modello simile a quello in Albania per gestire il flusso di persone in arrivo in Europa. L’obiettivo è creare nuovi hub per il rimpatrio in Paesi terzi sicuri, finanziati con fondi comunitari, con l’Uganda e il Montenegro tra i candidati più promettenti. L’idea, avanzata a fine giugno dalla premier Giorgia Meloni, è ora in fase di formalizzazione e sarà presentata martedì al Consiglio straordinario europeo dei ministri degli Interni. L’approccio mira a limitare i flussi illegali e a rafforzare la collaborazione con Paesi con cui l’UE ha già stabilito accordi di rimpatrio.

Modello Albania: un’esperienza già in atto

Il modello in Albania, che ha visto l’attivazione di un centro per il rimpatrio, è considerato un punto di riferimento per l’Europa. Il porto di Gjader, dove sono transitati alcune centinaia di migranti, ha visto limitati i rimpatri a causa di problemi giudiziari. Tuttavia, il governo italiano punta a riutilizzare la struttura per il pieno funzionamento entro la fine dell’anno, in linea con i nuovi regolamenti europei. L’obiettivo è di aumentare il numero di persone rimpatriate, con previsioni iniziali che prevedevano 3mila persone al mese, fino a un massimo di 36mila l’anno.

Uganda e Montenegro: nuovi hub per il rimpatrio

Accanto all’esperienza albanese, l’Italia propone l’espansione del modello a livello europeo, con l’obiettivo di creare nuovi hub in Paesi terzi. Tra i candidati più promettenti, l’Uganda e il Montenegro emergono come possibili destinazioni per i migranti clandestini. La scelta di questi Paesi è motivata da una collaborazione già avviata con alcuni Stati europei, come la Germania, l’Austria e l’Olanda, che hanno espresso interesse per il progetto. L’idea è di finanziare i nuovi hub con fondi comunitari, in modo da garantire una gestione coordinata e sicura del rimpatrio.

La proposta, che include anche l’attuazione stringente del programma ‘Gsp+’, mira a legare vantaggi economici ai Paesi che collaborano attivamente con l’UE nel rimpatrio dei cittadini. L’obiettivo è di creare un sistema più efficiente e trasparente, che riduca i flussi illegali e aumenti la cooperazione tra Stati. Tuttavia, il piano ha incontrato opposizioni, con alcune forze politiche che chiedono maggiore trasparenza e un coinvolgimento diretto delle Camere.

La situazione in Ceuta, con oltre 73mila migranti rientrati in Marocco dopo gli arrivi in massa, ha reso urgente l’adozione di nuove strategie. Il Papa ha espresso preoccupazione per la situazione e ha chiesto soluzioni di giustizia e stabilità. L’Italia, attraverso il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, cerca di dare una risposta concreta, puntando su un modello che unisce l’esperienza albanese a nuove opportunità di collaborazione internazionale. Il piano mira a creare un sistema più stabile e sostenibile per gestire i flussi migratori. L’obiettivo è di ridurre i flussi illegali e aumentare la cooperazione tra Stati. L’esperienza in Albania e l’espansione a livello europeo rappresentano un passo significativo nella gestione dei migranti, ma richiederanno un impegno costante e una collaborazione tra Paesi.