Lula promuove industrializzazione e tecnologia nazionale in Brasile

Lula annuncia strategia per industrializzare il Brasile, puntando su minerali critici e tecnologia nazionale.

Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile, ha lanciato una strategia per industrializzare il Paese, puntando su minerali critici e tecnologie nazionali per ridurre la dipendenza da soluzioni estere e aumentare il valore aggiunto delle risorse naturali. L’obiettivo è trasformare il Brasile da un esportatore di materie prime a un Paese che trattiene una quota maggiore di valore, attraverso l’industrializzazione e la ricerca. L’idea è di coinvolgere imprese straniere, ma con un controllo tecnologico e un trasferimento di competenze all’interno del Paese.

Da materie prime a industria nazionale

Lula ha sottolineato che il Brasile deve passare da un modello basato sull’estrazione di minerali critici e terre rare a uno in cui l’intera filiera industriale è sviluppata all’interno dei confini nazionali. «Deve essere estratto qui, trasformato qui, lavorato qui, industrializzato qui e venduto nell’interesse del nostro Paese», ha affermato. Questo significa non limitarsi all’estrazione, ma investire in capacità produttive, ricerca e formazione. L’obiettivo è creare occupazione qualificata e un ecosistema tecnologico autonomo.

Il presidente ha chiarito che non intende chiudere la porta ai capitali stranieri, ma vuole che siano utilizzati per sviluppare competenze locali.

Il presidente ha chiarito che non intende chiudere la porta ai capitali stranieri, ma vuole che siano utilizzati per sviluppare competenze locali. «Io voglio, ma devono venire a lavorare sotto il nostro comando, perché vogliamo avere conoscenza tecnologica», ha detto. L’obiettivo è evitare che il Brasile torni a essere un mero esportatore di materie prime, ma un attore industriale e tecnologico più strutturato. L’idea è di costruire una capacità nazionale nell’intelligenza artificiale e nei data center, per non dipendere completamente da soluzioni estere.

Export in crescita dopo i dazi USA

Lula ha anche parlato del commercio estero, evidenziando come il Brasile abbia trovato nuovi sbocchi per le proprie esportazioni dopo l’imposizione dei dazi da parte degli Stati Uniti. «La Cina ha aumentato del 19% gli acquisti, l’Indonesia del 15%, la Germania del 15% e il Vietnam del 13%», ha dichiarato. Secondo il presidente, il Brasile avrebbe «aumentato del 10,5% le esportazioni verso oltre 50 Paesi» e portato il surplus commerciale «da 50 a 80 miliardi di dollari». Questi numeri si inseriscono in una narrativa in cui il Brasile cerca di rafforzare la propria posizione nei flussi globali di commercio, spostando l’attenzione dal semplice ruolo di fornitore di materie prime a quello di attore industriale e tecnologico più strutturato.

Il presidente ha insistito sul fatto che l’attività non debba limitarsi all’estrazione, ma debba coinvolgere l’intera filiera industriale all’interno dei confini nazionali.

L’industrializzazione del Brasile, secondo Lula, deve includere anche l’innovazione e la collaborazione tra settore pubblico e privato. «Abbiamo bisogno di trovare imprenditori che siano partner per far crescere il Paese, nelle cose di cui abbiamo bisogno», ha affermato. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui le imprese investono non solo nella produzione, ma anche in ricerca, sviluppo e formazione. Questo modello potrebbe portare a un aumento del valore aggiunto e a un maggiore controllo sui dati e sulla sicurezza informatica.