Mare in aumento, coste a rischio: l’ONU chiede azioni urgenti. L’Italia si prepara
L’Onu lancia l’allarme sul rialzo del mare e l’Italia si prepara alla difesa. Rischi crescenti per le coste.
L’ONU ha lanciato un allarme globale sul rialzo del mare e sull’aumento della fragilità delle coste, mentre l’Italia si prepara a fronteggiare i rischi derivanti dal cambiamento climatico. Il livello medio del mare è già 11 centimetri più alto rispetto al 1993, e circa 770 milioni di persone, quasi una su dieci nel mondo, vivono a meno di cinque metri sopra la linea dell’alta marea. L’Italia, con le sue coste vulnerabili, è tra i Paesi più esposti a questa crisi, con scenari che prevedono fino a 10.000 km² potenzialmente interessati nelle principali piane costiere.
Un aumento globale con conseguenze locali
Secondo il Rapporto SDGs 2025 dell’Istat, entro il 2100 il livello del mare potrebbe aumentare di circa un metro, con effetti locali che potrebbero triplicare l’impatto a causa della subsidenza, cioè dell’abbassamento del suolo. Questo fenomeno, combinato con l’erosione e l’urbanizzazione, rende le coste italiane particolarmente fragili. L’ONU ha chiesto ai governi di concentrarsi non solo su se il mare salirà, ma su quanto velocemente le comunità costiere riusciranno ad adattarsi e con quali risorse. La domanda che la nuova dichiarazione ONU consegna ai governi non è più se il livello del mare aumenterà, ma quanto rapidamente le comunità costiere riusciranno ad adattarsi e con quali risorse. Il mare che sale non è più soltanto una questione climatica lontana: riguarda case, porti, strade, attività economiche, agricoltura, patrimonio culturale e sicurezza delle persone.
La risposta non può essere una sola.
La risposta al problema non è semplice. L’adattamento richiede investimenti considerevoli. Secondo le Nazioni Unite, i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di 310-365 miliardi di dollari l’anno entro il 2035 per l’adattamento, mentre i flussi pubblici internazionali destinati a questo scopo sono stati di 26 miliardi nel 2023: un fabbisogno da 12 a 14 volte superiore alle risorse disponibili.
Un esempio di innovazione in Italia
L’Italia offre un esempio di come la conoscenza possa tradursi in decisioni operative. A Venezia, il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici ha sviluppato un nuovo sistema di previsione delle mareggiate capace di simulare in anticipo diverse strategie di funzionamento del MoSE. Nel caso studiato, l’attivazione delle barriere può ridurre il livello dell’acqua in laguna fino a circa un metro rispetto allo scenario senza protezione; anche configurazioni parziali possono attenuare e ritardare i picchi. Questo tipo di innovazione è cruciale per proteggere non solo le infrastrutture, ma anche le attività economiche, l’agricoltura, il patrimonio culturale e la sicurezza delle persone. In molte località europee, senza ulteriori protezioni, la frequenza delle alluvioni costiere estreme storicamente associate a un evento su 100 anni potrebbe aumentare di 10 volte già prima del 2050.
La sfida è trasformare dati e previsioni in protezione concreta.
