Costruire una convivenza pacifica attraverso il dialogo interreligioso

La Santa Sede promuove il dialogo interreligioso per costruire una convivenza pacifica e superare le tensioni.

La Santa Sede ha lanciato un appello per il dialogo interreligioso, con l’obiettivo di costruire una convivenza pacifica e superare le tensioni tra credenti di diverse fedi. Il documento, pubblicato dai Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso, sottolinea l’importanza di una cultura dell’incontro come antidoto all’odio, ai conflitti e ai fondamentalismi. L’obiettivo è promuovere una convivenza basata sulla comprensione reciproca, sul rispetto e sulla collaborazione tra le diverse tradizioni religiose.

Un cammino di speranza

Sessant’anni dopo la promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate, il documento “Un cammino di speranza” analizza i frutti del dialogo interreligioso e indica nuove direzioni per il futuro. I Dicasteri vaticani riconoscono i progressi ottenuti, ma sottolineano la necessità di rinnovare le modalità del dialogo in un mondo in rapida trasformazione. L’obiettivo non è creare una religione mondiale, ma costruire una società fraterna in grado di accettare le differenze e promuovere il bene comune.

“Le tensioni identitarie, le chiusure delle comunità, le ideologie fondamentalistiche, i conflitti a connotazione religiosa, la manipolazione politica del fatto religioso, ma anche l’indifferenza crescente in molti Paesi verso ogni forma di spiritualità, obbligano a rinnovare le modalità del dialogo”, si legge nel testo. Non si tratta di fondare una grande religione mondiale in cui tutte le credenze vengano appiattite, ma di costruire una società fraterna capace di accettare le differenze.

Conflitti e antisemitismo

Il documento riconosce che i conflitti che si sono verificati in Medio Oriente hanno lasciato il loro segno anche sul dialogo ebraico-cristiano. Si esorta a proseguire nella lotta all’antisemitismo e a rafforzare i ponti di comunicazione tra le comunità. Tuttavia, si sottolinea che i pilastri del dialogo credente, costruiti in sessant’anni di lavoro comune, sono rimasti saldi. Su di essi è possibile e necessario costruire, tenendo conto delle differenze irriducibili tra le tradizioni religiose. “Ogni persecuzione per ragioni religiose è sempre una violazione della dignità umana”, si ribadisce nel testo, in cui si stigmatizzano le persecuzioni subite dai cristiani in varie parti del mondo da parte di gruppi religiosi estremisti. La Chiesa è chiamata a rinnovare e intensificare la sua pedagogia del dialogo, attraverso una formazione approfondita nei seminari, negli istituti teologici e nei percorsi pastorali.

Valorizzare le iniziative concrete portate avanti nelle Chiese locali, che sono in prima linea, è una richiesta chiara del documento. I Dicasteri auspicano la promozione di conversazioni e forme di collaborazione anche con membri dei nuovi movimenti religiosi e con i rappresentanti di nuove esperienze religiose. “Tali incontri fraterni, che non possono essere intesi né come dialogo ecumenico né come dialogo tra religioni, fondati sulla chiarezza della propria identità e sul rispetto reciproco, possono offrire concrete opportunità per lavorare insieme alla promozione di valori condivisi e al perseguimento del bene comune”, si legge nel documento.

“Essi possono, inoltre, contribuire a una più attenta comprensione delle aspirazioni spirituali contemporanee, ampliando gli spazi di testimonianza, di reciproca conoscenza e di cooperazione a servizio della dignità umana, della pace sociale e della cura del creato”, si conclude. La Santa Sede invita a valorizzare le iniziative concrete portate avanti nelle Chiese locali, che sono in prima linea nel promuovere il dialogo interreligioso.