Comune di Terni condannato a pagare Atc per mancato adeguamento del corrispettivo
Tribunale di Terni condanna Comune per mancato adeguamento Tpl, 158mila euro oltre Iva

Il Comune di Terni è stato condannato a pagare 158.674 euro oltre Iva, più spese processuali, per aver negato l’adeguamento del corrispettivo al tasso di inflazione programmato a partire dal 2019. Il tribunale di Terni, guidato dal giudice Dorita Fratini, ha stabilito che il comportamento dell’amministrazione non è stato sorretto da buona fede, in quanto ha modificato unilateralmente le condizioni del servizio senza rispettare una clausola contrattuale prevista. La sentenza ha accolto il ricorso di Atc & Partners Mobilità, ritenendo che il Comune abbia agito in maniera non conforme al contratto stipulato.
Modifica unilaterale delle condizioni del servizio
Secondo la sentenza, il Comune ha apportato una modifica unilaterale alle condizioni del servizio, nonostante la clausola di adeguamento periodico fosse prevista nel contratto. L’ente ha chiarito che non era dovuto il pagamento del Tip (Tasso di inflazione programmato) dopo il 2018, in quanto non esisteva un titolo negoziale valido che lo imponesse. Tuttavia, il tribunale ha ritenuto che questa posizione non fosse supportata da una lettura condivisibile degli atti di affidamento. Il Comune ha agito in maniera non conforme al contratto e al comportamento di altri Comuni umbri.
Distorsione del comportamento rispetto ad altri Comuni umbri
Il tribunale ha anche sottolineato che il comportamento del Comune di Terni appare distonico rispetto a quello di altri Comuni umbri, che hanno prorogato l’affidamento del servizio e rispettato la delibera della Regione. Inoltre, la sentenza ha sottolineato che il Comune ha continuato ad utilizzare il servizio pubblico essenziale e a emettere impegni di spesa, nonostante avesse invocato la nullità dell’affidamento. Questo ha reso il comportamento dell’amministrazione incoerente e contrario alla buona fede.
La vicenda ha radici lontane, partendo dal contratto di servizio del 2005, che prevedeva un adeguamento annuale del corrispettivo al tasso di inflazione programmato. Il Comune ha pagato fino al 2018, ma a partire dal 2019 ha smesso di applicare l’adeguamento, causando un litigio in tribunale. L’Atc ha chiesto il pagamento dei soldi, e il tribunale ha accolto il ricorso, ritenendo che il Comune non avesse rispettato le condizioni contrattuali. La sentenza ha anche sottolineato che la mancata adozione dell’impegno di spesa non può essere usata come scusa per non pagare, in quanto il comportamento non è stato supportato da buona fede.
La sentenza ha anche sottolineato che la delibera della Regione Umbria ha affermato la doverosità dell’adeguamento annuale, rapportato al tasso di inflazione programmato. Il tribunale ha ritenuto che l’applicazione della clausola di adeguamento non fosse smentita dagli atti d’obbligo, che non recavano alcuna disciplina derogatoria. Inoltre, il Comune ha continuato ad utilizzare il servizio pubblico e a emettere impegni di spesa, nonostante avesse invocato la nullità dell’affidamento. Questo ha reso il comportamento dell’amministrazione incoerente e contrario alla buona fede.
La vicenda ha suscitato commenti e preoccupazioni, soprattutto dal sindaco Stefano Bandecchi, che aveva recentemente sollevato il tema in consiglio comunale. La sentenza ha stabilito che il Comune ha agito in maniera non conforme al contratto e al comportamento di altri Comuni umbri. La questione potrebbe proseguire in appello, ma per ora il tribunale ha stabilito che il Comune ha agito in maniera non conforme al contratto e al comportamento di altri enti locali.
La sentenza ha anche sottolineato che il Comune ha continuato ad utilizzare il servizio pubblico e a emettere impegni di spesa, nonostante avesse invocato la nullità dell’affidamento. Questo ha reso il comportamento dell’amministrazione incoerente e contrario alla buona fede. La vicenda ha suscitato commenti e preoccupazioni, soprattutto dal sindaco Stefano Bandecchi, che aveva recentemente sollevato il tema in consiglio comunale. La sentenza ha stabilito che il Comune ha agito in maniera non conforme al contratto e al comportamento di altri Comuni umbri.
