Le accise sui carburanti: come si formano e quanto incidono sul prezzo
Le accise sui carburanti e il loro impatto sul prezzo finale. Come si calcola il costo al litro e le variazioni delle aliquote.

Il prezzo finale del carburante al distributore è determinato da una serie di componenti, tra cui l’accisa e l’IVA, che incidono in modo significativo sul costo per litro. L’incidenza delle tasse varia in base al prezzo del petrolio e alle aliquote fissate dal governo. Dal 1° gennaio 2026, è stato introdotto un riallineamento tra le aliquote per benzina e diesel, riducendo la disparità fiscale tra i due carburanti. Questo cambiamento ha avuto un impatto diretto sui costi per gli automobilisti, soprattutto per chi utilizza il gasolio. La composizione del prezzo finale include il costo del greggio, le spese di logistica e distribuzione, il margine di guadagno delle aziende petrolifere, l’accisa fissa e l’IVA applicata. L’incidenza complessiva delle tasse sul prezzo finale oscilla tra il 52% e il 58%, a seconda del prezzo del petrolio.
Le aliquote e la loro evoluzione nel tempo
Le aliquote delle accise sui carburanti sono state modificate nel tempo a causa di eventi storici e di emergenze economiche. Ad esempio, l’aumento introdotto nel 1935 per finanziare le operazioni belliche in Etiopia fu revocato alla fine del 1936. Nel 1995, con l’entrata in vigore del Testo Unico delle Accise, tutti i vecchi decreti e sovrapprezzi legati a singole emergenze passate furono soppressi e unificati in un’unica aliquota fiscale indifferenziata. La Legge di Stabilità 2013 ha reso definitivamente strutturale l’accisa come imposta generale ed erariale, con il gettito che confluisce direttamente nelle casse dello Stato per coprire il bilancio pubblico generale.
Le aliquote base attive in Italia per i principali carburanti per autotrazione sono così strutturate: benzina e diesel hanno un’accisa fissa di 0,6729 €/litro, mentre il GPL ha un’accisa di 0,1470 €/kg. Dal 1° gennaio 2026, l’accisa sulla benzina è stata ridotta di 4,05 centesimi al litro, mentre quella sul gasolio è aumentata del medesimo importo, parificando le aliquote base per entrambi i carburanti. Questo riallineamento è stato introdotto nell’ambito della progressiva eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) richiesti dall’Unione Europea.
Interventi fiscali e meccanismi di riduzione
Per contenere le fiammate dei prezzi alla pompa scatenate dalle instabilità e dalle tensioni sui mercati petroliferi internazionali, lo Stato ha recentemente attivato interventi correttivi a breve termine sulle accise. Questi alleggerimenti fiscali d’emergenza si basano principalmente su due canali: l’accisa mobile, che permette di riutilizzare l’extragettito IVA incassato dallo Stato per ridurre la quota fissa di accisa, e i decreti-legge temporanei, che prevedono tagli secchi alle aliquote per calmierare i picchi estivi sul gasolio. Si tratta in ogni caso di ammortizzatori temporanei: una volta terminata la copertura del decreto o rientrata l’emergenza internazionale, la tassazione torna automaticamente ai valori ordinari stabiliti dalla legge.
L’Italia si posiziona stabilmente ai primi posti in Europa per l’incidenza delle accise sui carburanti. Per il diesel, l’Italia contende al Belgio il primato della pressione fiscale fissa più alta del continente. Per la benzina, l’Italia è seconda soltanto ai Paesi Bassi e è affiancata da Paesi ad alta tassazione come la Finlandia. I Paesi dell’Est Europa, come Ungheria, Bulgaria e Polonia, mantengono invece le aliquote minime previste dalle direttive europee, con valori decisamente più bassi sia sul gasolio sia sulla benzina.
Le aliquote sono state modificate nel tempo a causa di eventi storici e di emergenze economiche. L’incidenza complessiva delle tasse sul prezzo finale oscilla tra il 52% e il 58%, a seconda del prezzo del petrolio.
