Livio Berruti, l’angelo della velocità azzurra, è morto a 87 anni
L’atletica italiana piange la scomparsa di Livio Berruti, campione olimpico a Roma 1960, simbolo di un’Italia felice e di una leggenda sportiva.

Un simbolo di un’Italia felice
L’atletica italiana vive un momento di lutto con la scomparsa di Livio Berruti, leggenda dello sport azzurro e campione olimpico dei 200 metri a Roma nel 1960. Morto a 87 anni in una clinica torinese, Berruti ha lasciato un segno indelebile nella storia dello sport italiano, non solo per la sua vittoria olimpica, ma per l’impronta di umiltà, eleganza e leggerezza che ha portato con sé. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso un profondo cordoglio, definendolo «una figura altamente rappresentativa dello sport italiano». La sua carriera, iniziata con un’impresa epica, ha segnato un’epoca in cui lo sport era legato a valori come l’onestà, la purezza e la passione. La sua vittoria a Roma 1960 fu un momento di riscatto per un Paese in cerca di luce dopo la guerra.
La corsa che fermò il tempo
Il 3 settembre 1960, al Stadio Olimpico di Roma, Berruti ha vinto la medaglia d’oro nei 200 metri, un’impresa che lo ha reso un simbolo nazionale. Con il volto pulito e lo sguardo nascosto dagli occhiali da sole, il piemontese ha fermato il tempo con un tempo di 20″5, un record che ha cambiato per sempre la percezione dell’atletica leggera in Italia. «Quei giochi per cuori puliti», ha scritto Berruti in un articolo per l’ANSA, un manifesto morale che ha espresso l’idea di un sport legato alla purezza e alla passione, non al profitto. La sua vittoria ha segnato un momento di riscatto per un Paese in cerca di luce dopo la guerra. La sua corsa fu accompagnata da un’immagine poetica: un stormo di colombe si alzò in volo dalla pista.
Un’epoca di leggerezza e anticonformismo
Berruti non è stato solo un campione, ma un uomo di anticonformismo. NATO a Torino nel 1939, aveva inizialmente sognato di giocare a tennis, ma l’incontro con l’atletica leggera al Liceo Cavour lo ha portato a scegliere una strada diversa. Con la sua falcata leggera e la sua naturalezza, ha conquistato il mondo. Il suo rapporto con Wilma Rudolph, la «gazzella nera» statunitense, ha alimentato un mito romantico, mentre il suo legame con Pietro Mennea, il successore italiano, è stato segnato da divergenze caratteriali. Tuttavia, Berruti ha sempre mantenuto una leggerezza e una modestia che lo hanno reso un modello per le nuove generazioni, come Marcell Jacobs, che lo ha definito «un maestro di leggerezza».

La sua vita fu segnata da una passione per l’atletica e da un anticonformismo che lo distingueva.
Un’eredità che vive nel tempo
La scomparsa di Berruti segna la fine di un’epoca, ma anche l’inizio di una nuova storia. Il suo legato con il mondo dello sport italiano è ancora vivo, come dimostrato dall’omaggio di Marcell Jacobs, che ha espresso profonda commozione per la sua scomparsa. «Correrò per lui», ha detto il velocista azzurro, ricordando le parole di Berruti. La sua figura, inscritta nella Walk of Fame dello sport italiano, rimarrà un simbolo di un’atletica leggera che non si è mai persa di vista. L’ultimo saluto di un uomo che ha vissuto con passione, onestà e una leggerezza unica. La sua leggerezza e la sua purezza sono un modello per chi corre oggi.
