Oristano ha perso il 21,3% dei bar in sei anni, il peggior dato in Sardegna
In Sardegna, Oristano ha visto scomparire il 21,3% dei bar in sei anni, il peggior dato tra i capoluoghi. Confesercenti sottolinea la necessità di politiche per sostenere le attività locali.
Oristano ha perso un bar su cinque in soli sei anni, con un calo del 21,3%, il peggior dato tra i capoluoghi di provincia in Sardegna. Tra il 2019 e il 2025, l’isola ha visto scomparire 523 bar, di cui 34 nella sola Oristano e 22 in altri comuni del territorio provinciale. La riduzione del numero di attività ha conseguenze che vanno al di là della semplice contrazione numerica, con impatti economici e sociali significativi.
Un calo drastico in un capoluogo sardo
Oristano, con un calo del 21,3% nel numero di bar, emerge come il capoluogo con il peggior dato in Sardegna. Il numero di attività è passato da 160 a 126, con un effetto moltiplicatore che riduce gli acquisti presso i fornitori, l’occupazione e i redditi locali. La riduzione ha un impatto maggiore nei comuni non capoluogo, con un calo del 9,3%. Confesercenti stima che la ricchezza persa nei territori sardi per effetto della riduzione dei bar sia circa 156,9 milioni di euro annui, con un impatto maggiore nei comuni non capoluogo.
La Sardegna registra una diminuzione del 8,7% nel numero dei bar, contro il 14,2% a livello nazionale. La riduzione percentuale più consistente interessa il Sud Sardegna (-11,7%), seguito da Sassari (-10,2%) e Oristano (-9,2%). Maggiore capacità di tenuta si registra invece a Nuoro (-5,3%) e Cagliari (-5,4%). In termini assoluti, Sassari ha visto scomparire il 45% delle attività, con 236 bar in meno.
Le attività di prossimità sono un pilastro sociale e economico
“La chiusura di un bar in un piccolo comune non equivale soltanto alla perdita di un’attività economica. Significa spesso perdere un servizio, un punto di incontro e uno degli ultimi presidi di socialità rimasti nel territorio”, sottolinea Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti Sardegna. L’indebolimento della rete delle imprese di prossimità rappresenta un problema crescente per i territori sardi. Nonostante la contrazione, il sistema dei bar sardi mostra una capacità di tenuta superiore rispetto al quadro nazionale. La Sardegna mantiene una delle più alte densità di bar rispetto alla popolazione, con 3,52 attività ogni mille abitanti nel 2025, contro una media italiana di 2,47. L’isola è seconda in Italia, preceduta soltanto dalla Liguria. Questa presenza testimonia quanto il comparto continui ad avere un peso particolare nell’economia e nella vita sociale della Sardegna, anche per effetto della vocazione turistica dell’isola.
“Non possiamo pensare di contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni se contemporaneamente lasciamo scomparire le attività che consentono a quei comuni di rimanere vivi”, conclude Bastiano Rosu, presidente Fiepet Confesercenti. Le attività di prossimità costituiscono una vera infrastruttura economica e sociale. Sostenere queste imprese significa sostenere la permanenza delle persone nei territori. Per questo servono politiche specifiche che riducano gli svantaggi di chi continua a fare impresa nei piccoli centri e nelle aree a maggiore rischio di desertificazione commerciale.
