Formazione e fuga dei giovani: il Fermano si trova in una posizione critica
Il Fermano forma molti giovani, ma li vede andar via. Dati sull’immigrazione, fecondità e mobilità dei laureati.

Il Fermano, pur formando un elevato numero di giovani, si trova in una situazione di fuga dei talenti. I dati evidenziano una forte mobilità dei laureati, un tasso di fecondità basso e un saldo migratorio positivo solo grazie all’immigrazione esterna. Questi elementi mettono in luce una situazione complessa, in cui la formazione non si traduce in un aumento della popolazione o della stabilità del territorio.
Formazione e fuga: un equilibrio fragile
Il Fermano è la tredicesima provincia italiana per quota di diplomati che si iscrivono all’università, con il 58,9 per cento. Questo risultato è il migliore dell’intero indice, ma la traiettoria si rovescia: sulla mobilità dei laureati fra i 25 e i 39 anni, il territorio perde 18,4 giovani ogni mille residenti con lo stesso titolo, posizionandosi sessantanovesimo su centosette. A livello di stock, la situazione migliora: i laureati residenti rappresentano il 26,7 per cento della fascia 25-39, posizionandosi cinquantacinquesima su 107 province.
Un’immigrazione esterna che compensa la fuga
Il saldo migratorio dei giovani adulti è positivo, con 8,3 ogni mille residenti fra 18 e 39 anni. Tuttavia, scomposto per origine del flusso, il Fermano perde 3,2 per mille verso altre province italiane, ed è l’unico dei quattro benchmark con un valore chiaramente negativo. Il segno positivo arriva tutto dall’estero: senza immigrazione, il bilancio dei giovani adulti fermani sarebbe negativo. Questo indica una dipendenza crescente dall’immigrazione per compensare la fuga dei giovani.
La fecondità, un dato debole
La natalità rappresenta una grossa criticità per il Fermano. Il tasso di fecondità totale è di 1,11 figli per donna, contro 1,18 della provincia mediana e 1,21 dell’Italia. Questo dato, novantunesimo su centosette, è nel sesto inferiore della graduatoria. Il dato è depurato dalla struttura per età, non è che manchino le donne in età fertile, ma si fanno meno figli. Questo può essere ricollegato alla crescente povertà delle famiglie fermane, di cui si è parlato in un altro articolo.
Biella, gemello manifatturiero del Fermano, mostra una situazione simile ma con alcuni miglioramenti. Con 306 anziani ogni cento giovani, Biella è la centoseiesima provincia su centosette, solo Oristano la supera. Tuttavia, su molti altri indicatori, Biella si colloca meglio: meno NEET, un saldo migratorio più solido e una perdita di laureati meno severa. La lettura è che Biella è più avanti nel declino anagrafico e più avanti nell’adattamento. Il prossimo articolo affronterà la quarta e ultima dimensione, la trasmissione delle competenze distrettuali: chi insegna il mestiere, a chi, e se il calzaturiero fermano stia riuscendo a passare la mano. Questi dati e analisi mettono in luce una situazione di equilibrio fragile, in cui la formazione non basta a garantire la rigenerazione del territorio.
