Maresciallo dell’esercito vince causa per mobbing, ma dovrà pagare le spese legali
Maresciallo dell’esercito vince causa per mobbing, ma dovrà pagare le spese legali

Il maresciallo dell’esercito Santo Silvestri ha vinto una causa per mobbing, ma dovrà sostenere da solo le spese legali, un risultato che il suo legale definisce “una vittoria di Pirro”. La sentenza definitiva, emessa dal Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia (Cga), ha confermato l’esistenza di episodi vessatori e denigratori nei confronti del sottufficiale, ma ha stabilito che le spese processuali dovranno essere sostenute dal maresciallo stesso. La decisione ha suscitato perplessità, in quanto di norma è la parte soccombente, in questo caso il ministero della Difesa, che dovrebbe pagare le spese legali.
La sentenza e il risarcimento
La sentenza del Cga Sicilia ha confermato il verdetto del Tar, che aveva riconosciuto episodi di mobbing nei confronti di Silvestri, supportati da un puntuale riscontro probatorio. Il collegio giudicante ha stabilito che il ministero della Difesa dovrà proporre un pagamento di una somma entro un termine congruo, ma ha anche ordinato un accordo conciliativo tra le parti per il risarcimento di 200mila euro. Nonostante la vittoria giudiziaria, il maresciallo dovrà versare circa 15mila euro di spese legali, un onere che il suo legale, Salvatore Militello, definisce anomalo.
La decisione dei giudici amministrativi appare incoerente con le norme generali.
Un percorso lungo e tortuoso
Il processo ha visto il maresciallo sottoposto a demansionamenti, relazioni disciplinari e addirittura visite psichiatriche a causa di pressione alta, con conseguente convalescenza forzata di circa sei mesi. Il trasferimento per incompatibilità ambientale è seguito da un lungo periodo di sofferenza, che ha portato a un’azione legale. Nonostante la sentenza a favore del maresciallo, il percorso per il risarcimento è ancora lungo e complesso. Il legale ha spiegato che il ministero ha comunicato solo la liquidazione delle spese legali per il procedimento di primo grado, ma non ha ancora risposto all’invito a un incontro per un accordo conciliativo.
Il ministero della Difesa ha dichiarato di aver avviato le procedure per una soluzione conciliativa, nel rispetto della normativa vigente. Tuttavia, non è chiaro se e quando avvierà un procedimento disciplinare nei confronti degli autori del mobbing, considerando che il personale coinvolto ha cessato il servizio attivo. La Difesa ha precisato che, nel caso di personale ormai cessato, i provvedimenti disciplinari sono possibili solo in ipotesi specifiche e circoscritte.
Un caso emblematico di mobbing nell’esercito
Il caso del maresciallo Silvestri rappresenta un esempio emblematico di mobbing nell’esercito, con conseguenze psicologiche e professionali significative. La sentenza ha riconosciuto la gravità degli episodi, ma non ha risolto definitivamente la questione del risarcimento e delle spese legali. Il legale del maresciallo ha espresso preoccupazione per la mancanza di risposte da parte del ministero, che potrebbe portare a ulteriori ricorsi. Il caso rimane un esempio di come il mobbing possa avere effetti devastanti, anche se la giustizia ha riconosciuto la veridicità delle accuse. La situazione rimane in sospeso, con il rischio che il maresciallo dovrà attendere mesi o anni per ottenere un risarcimento pieno. Il caso ha suscitato dibattito su come si gestiscono i procedimenti legali in ambito militare e sull’effettiva protezione dei dipendenti da comportamenti vessatori. La sentenza, pur riconoscendo la vittoria del maresciallo, ha evidenziato una discrepanza tra il diritto e la pratica, con conseguenze economiche e psicologiche per chi ha subito il mobbing.
