Rifugi in crisi idrica: «Non c’è acqua, niente servizi igienici. Così dovremo chiudere». L’allarme dei gestori

Rifugi in crisi idrica: gestori allertati per mancanza d’acqua e chiusura servizi igienici.

Rifugi montani in crisi idrica, gestori allertati per mancanza d'acqua e chiusura servizi igienici
Rifugi montani in crisi idrica, gestori allertati per mancanza d’acqua e chiusura servizi igienici

Da Cortina ad Alleghe, passando per Zoldo, la montagna dolomitica vive un periodo di grave crisi idrica. I gestori dei rifugi segnalano una situazione di allerta: «Non c’è acqua, niente servizi igienici. Così dovremo chiudere». La siccità ha ridotto drasticamente le risorse idriche, costringendo i rifugi a razionare l’acqua e a chiudere i bagni a uso pubblico. La mancanza di precipitazioni e la riduzione delle nevicate hanno reso insostenibile la gestione delle risorse, con conseguenze dirette sui servizi essenziali per i visitatori.

La situazione in montagna: acqua a scorte limitate

Il rifugio Sommariva al Pramperet, gestito da Marco Bergamo, spiega che le scorte d’acqua sono al limite. «Abbiamo solo 4mila litri di stoccaggio e consumiamo altrettanti al giorno», precisa. Se un rubinetto rimane aperto di notte, il rischio è di dover chiudere i bagni o le docce il giorno successivo, privando i visitatori di servizi essenziali. La situazione è particolarmente critica per chi percorre l’Alta Via numero 1, che arriva qui disidratato e ha bisogno di servizi igienici. La mancanza di neve e di precipitazioni ha ridotto drasticamente le sorgenti e i laghetti, con conseguenze dirette sui rifugi. «Sull’Agner non c’è più neve già da fine maggio», segnala Alessandro Marinello, gestore del rifugio Scarpa. La situazione richiede una maggiore sensibilità da parte degli utenti, soprattutto in questa stagione, quando i consumi aumentano. Per ogni sciacquone si consumano circa 40 litri, spiega Marinello, sottolineando l’importanza di ridurre i consumi inutili.

La crisi si estende in tutta la regione

La siccità non riguarda solo il rifugio Sommariva. In Agordino, al rifugio Tissi, l’acqua è già razionata da giorni. Il gestore Valter Bellenzier spiega che i bagni vengono aperti solo per urgenze, mentre si attinge da una scorta di 100 metri cubi. «Se non piove entro 20 giorni, saremo senza acqua», avverte. Anche in Cadore, a Vodo, i gestori del rifugio Talamini stanno dosando l’acqua, non solo per i visitatori, ma anche per abbeverare i cavalli. «D’inverno riempio le cisterne e quest’anno ho comprato una pompa a batteria», spiega Michaela Del Favero.

La mancanza di neve e di precipitazioni ha ridotto drasticamente le sorgenti e i laghetti, con conseguenze dirette sui rifugi. «Sull’Agner non c’è più neve già da fine maggio», segnala Alessandro Marinello, gestore del rifugio Scarpa. La situazione richiede una maggiore sensibilità da parte degli utenti, soprattutto in questa stagione, quando i consumi aumentano. Per ogni sciacquone si consumano circa 40 litri, spiega Marinello, sottolineando l’importanza di ridurre i consumi inutili.

La crisi idrica in montagna non è un fenomeno isolato, ma parte di un quadro più ampio legato ai cambiamenti climatici. I gestori chiedono una collaborazione più stretta con enti locali e con il Cai, per trovare soluzioni sostenibili. «Serve una sensibilità, perché ce lo dicono i cambiamenti climatici», conclude Bergamo. La situazione, pur drammatica, richiede una risposta collettiva, per evitare che i rifugi si trovino in condizioni di chiusura e per garantire servizi essenziali a chi visita la montagna.