Politici e giornalisti in guerra: il risarcimento a favore dei cronisti

Politici italiani accusati di abuso del diritto contro giornalisti, risarcimento al 50% in caso di soccombenza.

Politici italiani intentano cause contro giornalisti, risarcimento al 50% in caso di soccombenza
Politici italiani intentano cause contro giornalisti, risarcimento al 50% in caso di soccombenza

Politici e giornalisti si trovano in un conflitto crescente, con i primi che utilizzano il diritto come strumento per rispondere a inchieste o articoli critici. In Italia, spesso sono ministri dell’attuale governo a ricorrere maggiormente a questo abuso del diritto, con conseguenze economiche e legali per i cronisti. Se un politico perde la causa, dovrà versare al giornalista il 50 per cento di quello che aveva chiesto come risarcimento dei danni. Questo meccanismo, tuttavia, non è ancora applicato di routine, come spiega l’avvocato Alessio La Pegna, che ha seguito numerose controversie.

Contromisure per arginare le cause temerarie

La Pegna sottolinea che, pur non essendo ancora in uso, esistono contromisure per limitare il fenomeno delle cause infondate. Una di queste è la condanna dell’attore in caso di soccombenza, con la pubblicazione della sentenza integrale e la sua diffusione su più quotidiani, anche online, a spese dell’attore. Questo potrebbe rappresentare un deterrente significativo per i politici che intendono intentare cause infondate. Un’altra misura potrebbe essere l’introduzione di una norma specifica che preveda un risarcimento automatico al giornalista in caso di soccombenza del politico.

La legge Daphne e il problema transfrontaliero

Per combattere il fenomeno delle Slapp, la coordinatrice di Case Italia, Sielke Kelner, propone l’ampliamento della direttiva europea anti Slapp, nota come legge Daphne. Questa direttiva offre protezione solo ai casi transfrontalieri, come quelli che coinvolgono la Bbc e Donald Trump. Tuttavia, il 90 per cento dei casi di questo tipo in Italia è di natura nazionale, con procedimenti avviati da politici italiani nei confronti di giornalisti italiani. La Commissione europea ha esortato i governi a estendere le tutele anche ai casi puramente nazionali.

Kelner suggerisce anche l’istituzione di fondi per la copertura delle spese legali, centri di raccolta dati e corsi di formazione per entrambe le parti coinvolte. Inoltre, un sostegno psicologico per le vittime, che si trovano a fronteggiare procedimenti legali lunghi e stressanti. L’obiettivo è creare un sistema più equo e protettivo per i giornalisti, che spesso si trovano a dover difendersi da accuse infondate.

Dal 2020, l’aumento delle inchieste sul Covid ha portato a un incremento esponenziale delle cause legali avviate da politici, soprattutto quelli al governo. L’avvocato La Pegna osserva che questa tendenza è nuova rispetto al passato e si accompagna a una minaccia pubblica di causa non seguita da azione giudiziaria. Nel penale, i politici tendono a utilizzare il procedimento per ridurre i costi, mentre nel civile, se perdono, rischiano di dover pagare le spese legali del querelato.

La responsabilità aggravata, o lite temeraria, prevede che, in caso di mala fede del querelante, il giudice condanni l’attore a risarcire i danni. Tuttavia, questa norma non è mai stata applicata di routine, come conferma La Pegna. Per combattere il fenomeno, è necessario un intervento legislativo che preveda misure specifiche per proteggere i giornalisti e limitare l’abuso del diritto da parte dei politici. Il problema non è solo legale, ma anche sociale e morale. I giornalisti, spesso senza mezzi per difendersi, si trovano a fronteggiare accuse infondate che mettono a rischio la loro attività e la loro salute mentale. Per questo, è necessario un sistema più equo, che tuteli i diritti dei cronisti e limiti l’uso improprio del diritto da parte dei politici.