Mamma e figlia avvelenate con la ricina: analisi dei sifoni e pista del misterioso utente online

Indagini in corso a Pietracatella: analisi dei sifoni e pista del misterioso utente online dopo l’avvelenamento di madre e figlia.

Sifoni e ambienti della casa di Pietracatella analizzati per tracce di ricina, mentre si indaga su un utente anonimo online
Sifoni e ambienti della casa di Pietracatella analizzati per tracce di ricina, mentre si indaga su un utente anonimo online

La morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvenuta dopo un avvelenamento con la ricina, ha portato a nuove indagini a Pietracatella. Le due donne sono state trovate morte dopo aver assunto la sostanza tossica, ma l’origine del veleno e il veicolo utilizzato per l’avvelenamento restano ancora da chiarire. Gli investigatori stanno esaminando diversi elementi, tra cui i sifoni della casa e un utente anonimo online indicato come “Mister X”, che avrebbe effettuato ricerche sulla ricina nei mesi precedenti alla tragedia. L’indagine, che ha visto l’intervento di specialisti tedeschi del Robert Koch-Institut, ha portato alla raccolta di 131 reperti per analisi in laboratorio.

Analisi dei sifoni e tracce di ricina

I sifoni degli scarichi sono al centro dell’attenzione degli esperti, che stanno verificando se possano contenere tracce della ricina nonostante il tempo trascorso. Secondo la criminologa Anna Vagli, le tubature potrebbero aver conservato residui se qualcuno avesse lavato strumenti o contenitori in contatto con la sostanza tossica. Le tubature diventano un testimone chiave per ricostruire l’episodio. Gli specialisti tedeschi hanno effettuato un sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento e nell’orto della famiglia, raccogliendo complessivamente 131 reperti che saranno analizzati in laboratorio.

La pista del misterioso utente online

Un utente anonimo, indicato come “Mister X”, ha suscitato l’interesse degli investigatori. Nei mesi precedenti alla tragedia, avrebbe effettuato ricerche online sulla ricina e sui suoi effetti. Le conversazioni, individuate dalla giornalista Alessandra Potena, conterrebbero domande sulla sostanza, sulla sua efficacia e sulla possibilità di individuarla dopo la morte. Il profilo è tornato online dopo mesi di inattività con lo stesso nickname. Per risalire all’identità dell’utente sarà necessaria la collaborazione con le autorità statunitensi, poiché la piattaforma utilizzata ha sede in California. Al momento, però, non ci sono elementi che dimostrino un collegamento diretto tra il profilo e il duplice omicidio.

La soluzione al caso, come ha sottolineato l’avvocata Laura Sgrò, arriverà dal match tra testimonianze e rilievi in casa, unendo prove scientifiche e ricostruzioni investigative. L’obiettivo principale resta individuare il possibile veicolo dell’avvelenamento: un alimento o una bevanda attraverso cui il veleno sarebbe arrivato alle vittime. Gli specialisti stanno verificando se eventuali tracce di ricina possano essere rimaste su superfici, oggetti, tessuti o negli impianti domestici nonostante il tempo trascorso.

Le due donne sono uscite di casa per l’ultima volta il 27 dicembre, e da quel momento “tubature e dintorni sono state usate pochissimo”. Se c’è qualcosa, forse è rimasto. L’indagine, che ha visto l’intervento di centinaia di testimonianze e reperti alimentari già acquisiti, entra in una fase decisiva dopo sette mesi di indagini. Gli esiti delle analisi in Germania potrebbero fornire ulteriori indicazioni per chiarire come sia avvenuto il duplice omicidio.