Albania, proteste contro il resort di Kushner: «Il governo ci ha derubato della nostra terra»

Proteste in Albania contro il resort di Kushner: il governo accusato di vendere la terra ai ricchi.

Manifestanti a Tirana protestano contro il resort di Kushner e la vendita della terra
Manifestanti a Tirana protestano contro il resort di Kushner e la vendita della terra

L’Albania è in fermento. Da oltre sessanta giorni, migliaia di persone a Tirana chiedono le dimissioni del primo ministro Edi Rama, protestando ogni sera davanti alla Kryeministria e, nei giorni di seduta, anche davanti al Parlamento. La motivazione? L’annuncio di un resort da 1,4 miliardi di euro, progettato da un’azienda collegata al genero di Donald Trump, che ha scatenato una reazione popolare. «Il governo ci ha derubato della nostra terra», dicono i manifestanti, accusando il governo di vendere il patrimonio naturale e le aree protette a interessi esterni.

La terra sventrata e i pini distrutti

La protesta ha origine in una zona della penisola di Zvërnec, dove un progetto di costruzione ha sventrato i pini e distrutto la natura. Aulon, un ingegnere di 38 anni che vive a Valona, racconta come la terra, una volta sana e ricca di sabbia e aghi di pino, ora è coperta da cemento e filo spinato. «Avere la ghiaia e il cemento sotto i piedi sembra strano e fa male», dice, mentre raccoglie bottiglie di plastica lasciate dal cantiere. La sua unica traccia di aspirazioni, al momento, è un filo nero delle chiavi con la scritta Lamborghini, che penzola fuori dalla tasca.

Un’area protetta in vendita

La protesta si è intensificata dopo un video che mostra un manifestante inerme trainato dalla sicurezza privata del resort. Il video, inizialmente circolato solo online, ha portato in piazza centinaia di persone già dal 31 maggio. «Non abbiamo più niente da perdere. Noi siamo stati rimasti sconvolti, ma come puoi vendere un’isola?», conclude Aulon, riferendosi all’idea di vendere l’isola di Sazan, ex base militare, a un’azienda collegata ai Trump. L’area protetta Vjosa-Nartë, che si estende per oltre 19mila ettari, è già stata interessata da costruzioni, come il nuovo aeroporto internazionale di Valona, costruito nel 2021.

La protesta non riguarda solo il resort, ma anche l’intero sistema di potere. «Lo scandalo vero è che il governo sostiene che questa sia una protesta contro il genero di Trump», dice Agron Shehaj, deputato di centrodestra. «Chi oggi è in piazza chiede un paese dove poter vivere in modo onesto, lavorando, senza avere sulle spalle un governo corrotto». La reazione del governo, però, non è stata sufficiente a placare le tensioni. La legge 21 del 2024, che permette la costruzione di strutture ricettive di eccellenza in aree protette, è diventata bersaglio delle proteste.

Manifestanti a Tirana protestano contro il resort di Kushner e la vendita della terra, immagine di approfondimento

La rivoluzione dei fenicotteri

La protesta, iniziata come contestazione del resort, si è trasformata in una rivoluzione più ampia. «Il problema è che hanno messo in vendita il nostro territorio senza chiedere niente a nessuno», dice Ina, rientrata dall’Italia otto mesi fa. «Decidono tutto loro, a porte chiuse». La sua sorella, fotografa e filma la protesta per raccontare sui social quello che accade. Tra le richieste che porta in piazza c’è anche la cancellazione della legge 21 del 2024. «La nostra infanzia l’abbiamo vissuta qui, ora tocca ai nostri figli vivere in un’Albania naturale e libera dal potente di turno e da resort che già oggi non ci possono permettere», dice la giornalista Fioralba Duma.

La protesta, però, non si limita alle strade di Tirana. A Zvërnec, il sindaco Kostaq Konomi accusa il governo di avergli rubato la terra. «Nessuno ci ha consultati e quando ci siamo ritrovati davanti agli occhi la recinzione con il filo spinato siamo rimasti sotto shock», racconta. La società Albania Land Development, che avrebbe venduto i terreni a un prezzo di 110 milioni di euro, è al centro di un’indagine per riciclaggio e falsificazione di titoli fondiari. «Sostanzialmente il governo ci ha derubato della nostra terra dandola a un proprietario fittizio che non possiede nessun documento», accusa Konomi.