Tamara Lunger racconta il viaggio che l’ha trasformata: dalla paura al cammino con il cammello
Tamara Lunger racconta il viaggio che l’ha trasformata: dalla paura al cammino con il cammello
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Tamara Lunger, alpinista e scrittrice, ha intrapreso un viaggio che l’ha trasformata: dopo la morte del compagno di spedizione Juan Pablo Mohr sul K2 nel 2021, ha deciso di lasciare gli Ottomila e attraversare la Mongolia a piedi, accompagnata da un cammello. «Durante il cammino mi tornavano in mente il suo sorriso, i suoi occhi. È stato come se continuasse ad accompagnarmi», ha raccontato. L’esperienza, documentata nel libro Una donna che cammina con il vento, edito da Rizzoli, è un percorso di riscatto interiore, in cui la donna ha cercato di ritrovare se stessa dopo un trauma profondo.
Un viaggio per ritrovare la libertà
Dopo il K2, Tamara ha perso completamente i suoi punti di riferimento. «Non riuscivo più a essere l’alpinista che ero stata fino a quel momento», ha spiegato. La morte di Juan Pablo, con cui aveva condiviso un’esperienza invernale, ha lasciato una ferita che nessuna vetta riusciva a colmare. «Non sapevo più chi fossi», ha detto. È da questa frattura che è nato il libro, in cui racconta la decisione più radicale della sua vita: lasciare gli Ottomila per attraversare la Mongolia a piedi, accompagnata da un cammello.
La Mongolia, un segno di destino
La scelta di attraversare la Mongolia non è casuale. Tamara ci era già stata nel 2019 e aveva provato un forte legame con quel luogo. «All’inizio del 2025 ho sentito come un click dentro di me: ho capito che ero pronta», ha raccontato. Ha scelto di partire con un cammello, Tùje, perché il vento soffia sempre da ovest verso est, e lei ha visto in questa direzione un segno. «Non avevo mai avuto a che fare con un cammello, ma quando l’ho accarezzato per la prima volta mi sono messa a piangere. Ho capito che quello era davvero l’inizio del viaggio», ha spiegato.
Il cammello, però, non è stato solo un compagno di viaggio: è stato un maestro. «Che gli animali sentono tutto: se ero agitata io, lui era ancora più agitato. Così, invece di cercare di cambiare lui, ho iniziato a cambiare me stessa: respiravo, cercavo di calmarmi, di ritrovare il mio centro. E ogni volta funzionava. È stata una lezione enorme», ha raccontato Tamara.
Un viaggio tra paura e libertà
Nonostante la determinazione, il viaggio non è stato privo di pericoli. Tamara ha raccontato di un episodio in cui degli uomini hanno cercato di rubare la sua tenda. «Sono riuscita ad allontanarli, ma ho avuto davvero paura. Mi sono chiesta: “Perché continuo sempre a mettermi nei guai?”», ha detto. L’esperienza ha riaperto una ferita del passato: un episodio avvenuto quando era bambina, che l’aveva lasciata con una grande paura degli uomini. «Quello che è accaduto in Mongolia ha riaperto quella ferita. Ma io sono fatta così: devo passare attraverso le cose, anche sbatterci la testa, per trasformarle. È così che cresco», ha spiegato.
Il viaggio ha anche portato Tamara a un momento di profonda crisi. «C’è una pagina molto intensa del libro in cui crolla. Prega, chiama sua madre, pensa perfino di interrompere il viaggio», ha raccontato. Ma è stato proprio in quel momento che ha ricevuto una risposta: una famiglia che l’ha accolto nella sua ger. «Mi sono rimessa a piangere. Avevo appena ricevuto la risposta che stavo aspettando», ha detto. Il viaggio ha trasformato Tamara in una donna molto più libera. «Prima ero condizionata dalla prestazione, da quello che gli altri si aspettavano da me; oggi seguo molto di più le mie intuizioni», ha spiegato. «Ho smesso di voler dimostrare qualcosa: voglio solo vivere la mia vita», ha concluso. La sua identità, ora, è molto più grande di una vetta.
