Reddito di cittadinanza: 46 milioni di euro a ex boss e terroristi in carcere

Il Reddito di cittadinanza ha versato 46 milioni a ex boss e terroristi. Indagini svelano il fenomeno.

Carcerati e ex terroristi ricevono il reddito di cittadinanza. Indagini svelano il fenomeno
Carcerati e ex terroristi ricevono il reddito di cittadinanza. Indagini svelano il fenomeno

Il Reddito di cittadinanza, iniziativa voluta dal Movimento 5 Stelle e nata nel 2019, ha versato 46 milioni di euro a persone con pesanti storie giudiziarie, tra cui ex boss, terroristi e condannati. L’Inps ha quantificato il potenziale indebito, individuando 5.767 beneficiari con condanne o detenzioni non dichiarate. L’istituto ha confermato che le verifiche sulle annualità pregresse sono state completate nel luglio 2025, ma i nomi dei beneficiari restano coperti per motivi di privacy. L’indagine ha rivelato che, nonostante le condanne, alcuni soggetti hanno ricevuto il sussidio non per una falla nei controlli, ma per leggi che permettevano l’accesso.

Indebito e controllo: il sistema non ha visto tutto

L’Inps ha spiegato che le verifiche sulle annualità pregresse degli anni 2019-2021 sono state effettuate in una fase successiva rispetto ai controlli operativi avviati nel 2022. Questo ha permesso di individuare migliaia di beneficiari con condanne o detenzioni non dichiarate. Il numero delle posizioni intercettate è aumentato nel triennio, con un incremento marcato nel 2021. La geografia del fenomeno è concentrata in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, dove personaggi con biografie giudiziarie ingombranti hanno ricevuto il sussidio.

Un esempio è Domenico Tramontana, condannato a 5 anni e 4 mesi per traffico di droga, che aveva ricevuto 500 euro al mese di Reddito di cittadinanza nonostante due condanne precedenti. Il 28 settembre 2023, Gaetano Bandiera, già condannato a oltre 13 anni, è comparso in un processo per ricostituzione di una locale di ’ndrangheta. Anche lui aveva ricevuto il sussidio. In Sicilia, il 26 gennaio 2021, è emerso il «welfare mafioso» dello Zen, con Giuseppe Cusimano che riceveva alimenti alle famiglie indigenti per raccogliere consenso sociale.

La trasparenza e il recupero dei fondi

L’Inps ha dichiarato di non poter fornire l’elenco dei beneficiari né il dettaglio dei reati, richiamando la disciplina sulla protezione dei dati personali. Tuttavia, l’istituto ha espresso la disponibilità a valutare ulteriori richieste di dati aggregati compatibili con la protezione dei dati personali e con la trasparenza amministrativa. Ora che il controllo sulle annualità pregresse si è concluso e le segnalazioni sono state inviate all’autorità giudiziaria, i nominativi dei 5.767 furbetti permetterebbero di capire come sia stato possibile che il sistema li individuasse soltanto dopo e, soprattutto, dove siano finiti i soldi.

Quarantasei milioni di euro. Che ora bisnerà recuperare. L’istituto ha confermato che il numero delle posizioni intercettate è aumentato nel triennio, con un «incremento marcato nel 2021». La geografia del fenomeno è concentrata in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, dove personaggi con biografie giudiziarie ingombranti hanno ricevuto il sussidio. L’Inps ha anche sottolineato che il sistema non ha sempre visto tutto, e alcuni beneficiari hanno ricevuto il sussidio non per una falla nei controlli, ma per leggi che permettevano l’accesso.