L’industria europea si riconverte: da auto a missili, un’evoluzione in atto
L’industria europea si riconverte verso la difesa, trasformando fabbriche automobilistiche in centri di produzione militare. Un’evoluzione in atto in Germania e Francia.
L’industria europea sta vivendo una trasformazione in atto, con aziende automobilistiche che si spostano verso settori della difesa. Dalla Germania alla Francia, la riconversione industriale si fa strada, con aziende come Audi, Renault e Mercedes-Benz che esplorano nuove opportunità nel settore militare. Questo cambiamento, però, non è semplice: richiede adattamenti significativi delle competenze, dei processi e delle infrastrutture, e si svolge in un contesto di crisi per l’industria automobilistica.
La riconversione industriale: un’opportunità per le aziende
La riconversione industriale rappresenta una risposta alle sfide del mercato automobilistico, dove i costruttori riducono posti di lavoro e capacità produttiva. Le aziende della difesa, invece, cercano competenze, personale e fabbriche per aumentare i volumi. In Germania, il programma Regionaler Personaleinsatz permette a dipendenti di aziende come Audi di essere assegnati temporaneamente a imprese della difesa, mantenendo il contratto e il trattamento economico. Questo approccio mira a sfruttare le competenze sviluppate nell’industria automobilistica, come la produzione in serie, l’automazione e il controllo della qualità, per soddisfare la crescente domanda di sistemi militari.
Le sfide della riconversione: tempo, competenze e adattamento
Le fabbriche automobilistiche sono organizzate attorno a cicli di produzione pluriennali, mentre i sistemi senza equipaggio, soprattutto i droni, richiedono aggiornamenti rapidi e iterazioni che possono misurarsi in settimane. Questa differenza implica una sfida significativa: trasferire competenze e processi da un settore all’altro non è semplice. Un ingegnere abituato a progettare un’automobile non diventa immediatamente uno specialista di missili o sistemi antiaerei. Tuttavia, le competenze industriali sviluppate nell’auto possono trovare spazio anche al di fuori della filiera aerospaziale tradizionale.
Il caso di Volkswagen mostra come la crisi del settore automobilistico abbia spinto il gruppo a cercare alternative. A Neckarsulm, con oltre 15.500 dipendenti, il costo di produzione è significativamente più alto rispetto a siti più competitivi. Il gruppo sta valutando collaborazioni con aziende cinesi e attività legate alla difesa per salvaguardare gli impianti. A Osnabrück, il progetto di riconversione potrebbe trasformare la produzione automobilistica in un centro per le tecnologie della sicurezza e della difesa, con un primo progetto sviluppato insieme all’azienda israeliana Rafael.
Un’evoluzione in atto: da Torino a Londra
La trasformazione non riguarda solo le grandi case automobilistiche, ma anche i fornitori specializzati. A Torino, ad esempio, le competenze della filiera automobilistica — batterie, attuatori, motori elettrici, sensori ed elettronica — sono in parte sovrapponibili a quelle necessarie per produrre droni e sistemi robotici. Il governo italiano ha introdotto un riferimento normativo con la legge 30 dicembre 2025, n. 199, che prevede decreti per individuare attività e progetti di interesse strategico per la difesa. La città, insieme a Wolfsburg e Detroit, è indicata come un polo industriale potenziale per lo sviluppo della robotica militare.
Un segnale concreto arriva proprio da Torino, con l’inaugurazione della sede italiana di Edgewing, società partecipata da Leonardo, Bae Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement Company. Il centro ospiterà centinaia di ingegneri italiani, britannici e giapponesi impegnati nella progettazione del futuro aereo da combattimento di nuova generazione. Questo dimostra che Torino dispone già di un ecosistema ingegneristico e industriale su cui costruire nuove attività legate alla difesa. La partita europea si giocherà su due piani: il primo riguarda gli stabilimenti, se e come potranno essere riconvertiti per produrre veicoli, sistemi di supporto e componenti militari. Il secondo riguarda la filiera: quante imprese dell’auto riusciranno a diventare fornitori della difesa senza abbandonare il proprio mercato originario. Il programma Audi suggerisce una cautela: il trasferimento è concepito come temporaneo, e non implica una riconversione definitiva dell’azienda. La formula può aiutare a salvaguardare competenze e occupazione, ma non garantisce da sola una soluzione strutturale alla crisi dell’auto.
