Export automobilistico europeo in calo: la transizione elettrica mette a rischio la competitività
Export automobilistico europeo in calo: transizione elettrica e dazi mettono a rischio la competitività

L’export automobilistico europeo si trova in una situazione di forte pressione, con margini in calo, fornitori a rischio e una transizione elettrica che non sembra ancora trovare un equilibrio sostenibile. Atradius prevede un calo del 0,2% nella produzione globale di autoveicoli e componenti nel 2026, dopo un aumento del 2,9% registrato lo scorso anno. La debolezza della domanda, le pressioni sui costi e l’eccesso di capacità strutturale stanno pesando sui principali mercati, mentre la Cina continua a trainare la crescita. Gli USA e l’UE, con dazi punitivi sulle importazioni cinesi di veicoli elettrici, stanno complicando ulteriore la situazione.
Transizione elettrica e dazi commerciali: un doppio colpo
La transizione verso i veicoli elettrici, sebbene in atto, non sembra ancora trovare un ritmo sostenibile per il settore automobilistico europeo. Gli investimenti in piattaforme elettriche e catene di approvvigionamento delle batterie rimangono un motore chiave della spesa in conto capitale, ma l’incertezza legata alla transizione complica qualsiasi giustificazione economica di rapidi investimenti. Inoltre, le discussioni sulla proposta di eliminazione graduale dei motori a combustione interna a partire dal 2035 all’interno dell’UE aumentano l’incertezza nel settore.
Al contempo, il protezionismo commerciale e le tensioni geopolitiche stanno mettendo sotto pressione la filiera globale dell’auto. I dazi statunitensi sulle importazioni di veicoli costruiti nell’UE stanno aumentando i costi per gli Oem europei, con una significativa esposizione alle esportazioni verso Washington. Allo stesso tempo, i dazi dell’UE sui veicoli elettrici costruiti in Cina, che vanno dal 17,8% al 45,3%, offrono solo un sollievo limitato ai produttori europei, dato che i costruttori cinesi mantengono un notevole vantaggio in termini di costi.
Margini in calo e fornitori a rischio
Stanno calando i margini e aumentando ritardi e insolvenze. Un irrealistico completo abbandono dei motori a combustione interna sta rimodellando il settore e la stessa struttura competitiva europea. Molti fornitori di secondo e terzo livello non dispongono dei mezzi tecnologici e/o finanziari per risalire la catena del valore, trovandosi costretti ad abbandonare il mercato nei prossimi anni. La fiducia dei consumatori rimane bassa, incidendo negativamente sugli acquisti di beni di alto valore come le automobili. Sebbene i prezzi del petrolio abbiano iniziato a diminuire, l’impatto subito sui redditi reali disponibili dei consumatori rischia di pesare sulla spesa per beni non essenziali, che include i veicoli nuovi. Inoltre, la debolezza della domanda, accompagnata da comportamenti di risparmio precauzionale e da un mercato del lavoro debole in diversi Stati membri, sta limitando la crescita del settore.
La produzione automobilistica nell’UE subirà una contrazione per il terzo anno consecutivo, pari allo 0,6%, prima di registrare una modesta ripresa dell’1,2% nel 2027. La ripresa globale è prevista all’1,7%, grazie a una ripresa nelle Americhe, in particolare negli USA. Tuttavia, la transizione energetica e la crisi dei fornitori stanno ridisegnando il settore, con un futuro che appare sempre più incerto per i produttori e i fornitori di livello inferiore.
La transizione elettrica non è ancora sostenibile per il settore europeo.
La dipendenza da pochi grandi player rischia di ridurre la resilienza del settore.
