Data center e agricoltura in conflitto: la lotta per il controllo delle terre e delle risorse
Nuovi data center minacciano i terreni agricoli in Scozia e Inghilterra, con proteste e moratorie in vista.
Da Inghilterra a Scozia, negli ultimi due anni si sono moltiplicate le proposte per costruire data center su terreni agricoli, conseguenza diretta della crescente domanda di server e infrastrutture necessarie per alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La pressione crescente ha scatenato una reazione di protesta, con l’emergere di comitati e associazioni che chiedono una moratoria sui nuovi progetti. «Tra vent’anni chiederemo a ChatGpt come nutrirci e l’Ia ci risponderà che non avremmo dovuto costruire gli impianti», hanno detto i manifestanti, esprimendo preoccupazioni per l’impatto ambientale e le conseguenze economiche.
Impatto ambientale e risorse idriche a rischio
La costruzione di data center e impianti di accumulo di energia a batteria (Bess) rappresenta una minaccia per le terre agricole e le risorse idriche. In Scozia, secondo quanto denunciato da Action to Protect Rural Scotland, sono circa 21 i nuovi data center proposti, alcuni dei quali destinati a sorgere proprio su terreni coltivabili. Se realizzati, richiederanno una potenza elettrica superiore al picco di domanda invernale dell’intera Scozia, oggi pari a circa quattromila megawatt. «Oltre agli enormi problemi legati al fabbisogno energetico, ci sono le questioni relative all’impatto sul paesaggio, sulla biodiversità e sulle comunità locali», spiega Pamela Paton di Aprs.
Cinquant’anni dopo l’estate del 1976, le temperature estreme sono diventate una normalità. L’Environment Agency ha dichiarato l’emergenza siccità in Inghilterna, con conseguenze dirette sull’agricoltura. Quest’autunno, nei mercati contadini e sugli scaffali dei supermercati ci saranno meno pastinache, meno carote e meno patate. La scarsità di acqua ha reso i raccolti scarsi, con un impatto su tutta la filiera alimentare. «I contadini britannici lanciano l’allarme, sono i primi a toccare con mano i danni causati dalle temperature estreme», si legge nel contesto.
La crisi agricola e le sfide future
La situazione si complica ulteriormente con la costruzione di data center e Bess, che richiedono grandi quantità di energia e acqua. «Il calore di scarto generato dal funzionamento dei server non farà altro che aggravare i problemi legati alla siccità», avvertono gli agricoltori scozzesi. Per loro, l’idea di convertire terreni agricoli in impianti di energia sembra una promessa insostenibile, soprattutto in un contesto in cui la competizione con paesi come Marocco e Spagna è già forte.
In tutto il Regno Unito, i prossimi dodici mesi saranno fondamentali per capire come si evolveranno le regolamentazioni intorno alla questione dei data center. Il 16 settembre, i membri del Parlamento scozzese hanno appoggiato una mozione dei laburisti per bloccare, almeno per i prossimi 12 mesi, lo sviluppo di nuovi progetti, in attesa che vengano stabilite regole più rigide. «Speriamo che questa opportunità venga colta per indagare quali sono gli impatti reali e complessivi delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale», conclude Pamela Paton. Nel frattempo, associazioni e attivisti si preparano anche ad affrontare lo scenario peggiore: cosa succederebbe alle risorse idriche e agricole se tutti i progetti venissero approvati? «Se le cose vanno storte, tra vent’anni chiederemo a ChatGpt come nutrirci, e l’Ia ci risponderà che non avremmo dovuto costruire i data center», conclude Sarah Finlay, membro della campagna Aprs.
