La voce rivelerebbe l’età biologica del cervello

Un nuovo studio mostra come il parlato possa indicare l’età biologica e il deterioramento cognitivo.

Un nuovo studio internazionale ha dimostrato che il modo in cui una persona parla può fornire informazioni non solo sulla sua età anagrafica, ma anche sull’invecchiamento del cervello, sulle condizioni cognitive e su alcuni indicatori biologici associati all’età. L’analisi, condotta su 2.928 persone di lingua spagnola in cinque Paesi dell’America Latina, ha rivelato che il parlato può riflettere processi biologici, neurologici e ambientali dell’invecchiamento. Il risultato apre la possibilità di sviluppare strumenti di monitoraggio non invasivi, potenzialmente utilizzabili a distanza e con costi inferiori rispetto a esami strumentali e molecolari.

Intelligenza artificiale e analisi del parlato

Coordinati da Agustin Ibanez del Trinity College Dublin, i ricercatori hanno sviluppato un sistema di intelligenza artificiale in grado di stimare l’età attraverso centinaia di caratteristiche acustiche e linguistiche del parlato. Il modello utilizza informazioni come la velocità del parlato, le pause, l’altezza della voce, il contenuto emotivo, il vocabolario, la precisione semantica e l’organizzazione della produzione verbale. La differenza tra l’età reale e quella stimata dal modello, denominata “speech age gap”, è risultata associata a diversi indicatori di invecchiamento biologico, salute cerebrale, capacità cognitive e demenza.

Lo studio ha esaminato se lo scarto tra l’età anagrafica e quella stimata dal parlato fosse associato a altre misure dell’invecchiamento, raccolte indipendentemente dall’analisi della voce. I ricercatori hanno rilevato che le persone con un’età del parlato superiore a quella attesa presentavano segnali di invecchiamento accelerato in diversi sistemi biologici e clinici. L’età stimata attraverso la voce risultava collegata agli indicatori ricavati dalle immagini del cervello, suggerendo che il parlato possa riflettere almeno in parte processi osservabili anche attraverso strumenti diagnostici molto differenti.

Relazioni tra parlato e condizioni cognitive

Un ulteriore insieme di risultati riguarda le capacità cognitive. Uno scarto maggiore dell’età del parlato è risultato associato a prestazioni inferiori nelle misure della cognizione globale, delle funzioni esecutive, delle capacità funzionali e di diverse forme di memoria. Le relazioni non erano limitate alle prove linguistiche. L’età stimata attraverso la voce risultava associata anche ai risultati di test cognitivi non basati sul linguaggio, un elemento che rafforza l’ipotesi secondo cui il sistema intercetti informazioni più ampie rispetto alla sola capacità di parlare.

Il modello è stato inoltre utilizzato per confrontare i partecipanti senza compromissione cognitiva con quelli affetti da demenza. I primi presentavano gli scarti più contenuti tra età reale ed età del parlato, mentre nei gruppi con Alzheimer e differenti forme di demenza frontotemporale sono stati osservati scarti progressivamente maggiori. La misura complessiva ottenuta combinando le caratteristiche acustiche e linguistiche ha distinto i gruppi clinici meglio dei singoli parametri considerati separatamente. Nonostante i risultati promettenti, il sistema non costituisce ancora un test diagnostico per la demenza e lo studio, prevalentemente trasversale, non permette di stabilire se una voce apparentemente più anziana possa prevedere il successivo sviluppo di un deterioramento cognitivo. I ricercatori sottolineano che la possibilità di ricavare informazioni sull’invecchiamento da registrazioni vocali potrebbe assumere particolare rilievo nei Paesi e nelle comunità dove l’accesso alla risonanza magnetica, agli esami molecolari e alle valutazioni specialistiche è limitato.

Il parlato potrebbe diventare uno strumento utile per monitorare l’invecchiamento. La ricerca ha anche esaminato il rapporto tra l’età del parlato e l’“esposoma sociale”, ossia l’insieme delle condizioni ed esperienze che caratterizzano l’ambiente di vita di una persona. Tra i fattori considerati figurano l’istruzione, le condizioni economiche, l’insicurezza alimentare, l’accesso all’assistenza sanitaria e le esperienze vissute nelle prime fasi della vita. Le differenze nel modo di parlare potrebbero riflettere condizioni accumulate nel tempo. Sia tra i partecipanti senza compromissione cognitiva sia tra quelli con Alzheimer e altre forme di demenza, un invecchiamento più accelerato del parlato è risultato associato a un esposoma sociale più sfavorevole. Il risultato suggerisce che le differenze nel modo di parlare possano riflettere anche condizioni accumulate nel tempo, e non soltanto processi neurologici o biologici.