Papa Leone: «Metz è un faro per l’Europa. Il perdono non è debolezza»
Papa Leone invita a spezzare la logica della vendetta a Metz, ricordando l’importanza del perdono e della pace.
Papa Leone, durante l’omelia nella cattedrale di Metz, ha sottolineato che il perdono non è debolezza, ma una scelta esigente che permette di spezzare la logica della vendetta. A un anno dal suo arrivo in Francia, il Pontefice ha ricordato che il luogo simbolo della riconciliazione franco-tedesca è un faro per l’Europa, un luogo in cui il perdono non cancella le ferite, ma impedisce al male di avere l’ultima parola. Il messaggio, rivolto a persone e popoli, è un invito a costruire un mondo in cui si risponda senza violenza.
Metz, simbolo di pace e riconciliazione
La cattedrale di Santo Stefano, detta “La lanterna di Dio”, è un luogo in cui la luce della fede si riflette attraverso vetrate storiche e recentemente arricchite dal genio di Marc Chagall. Il Papa ha sottolineato che il simbolo ecumenico e interreligioso delle vetrate è un invito a unire storie e culture diverse in un mosaico di pace. La luce del Signore non cancella le specificità, ma unisce. «Il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze», ha detto, ricordando che la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce.
«Non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona», ha affermato Papa Leone, citando il Vangelo di Matteo. Il perdono, ha spiegato, non è debolezza, ma una scelta che richiede forza e equilibrio. «Chi si vendica resta legato al male subito. Chi perdona, invece, non cancella il torto, ma rifiuta di lasciargli l’ultima parola», ha sottolineato. La vendetta promette una soddisfazione immediata, ma lascia intatta la ferita. Il perdono, invece, apre uno spazio nuovo, non promettendo nulla di facile, ma offrendo una via di libertà diversa.
Un patrimonio spirituale e morale
Il Papa ha ricordato che il patrimonio spirituale e morale dell’Europa è venuto prima di quello economico e politico. «L’Europa che conosciamo è nata da uomini e donne che hanno vissuto il Vangelo, che hanno costruito monasteri, ospedali, scuole, ponti», ha detto. Oggi, con nuove divisioni e nuovi conflitti, quella eredità non è un ricordo, ma una responsabilità. La pace della città celeste è una comunione armoniosa, una tranquillitas ordinis in cui ciascuno riconosce e rispetta nell’altro una dignità unica. «Non è un ordine imposto, ma costruito nella carità, nella capacità di condividere gioie e dolori, di incoraggiare e perdonare», ha concluso Papa Leone, affidando la comunità di Metz alle preghiere della Vergine Maria e dei suoi Santi Patroni. «Chiamata oggi più che mai ad essere un faro di speranza per questo Paese, per l’Europa e per il mondo», ha detto, concludendo il suo viaggio in Francia.
