Risicoltura in crisi, la Regione Emilia-Romagna punta sulla pirolisi per ridurre abbruciamenti

La Regione Emilia-Romagna cerca soluzioni per ridurre abbruciamenti nel riso, promuove pirolisi come alternativa.

La Regione Emilia-Romagna ha adottato una determina fitosanitaria che riconosce lo stato di necessità per la campagna autunnale nelle zone svantaggiate della provincia, consentendo ai Comuni di recepire l’atto mediante apposite ordinanze che forniscono la necessaria copertura amministrativa agli agricoltori. L’obiettivo è superare l’emergenza abbruciamenti delle stoppie del riso, un problema che ha messo in discussione la sostenibilità della coltivazione in alcune aree del Basso Ferrarese. Il 97% del riso regionale nasce in questa zona, dove la gestione delle paglie rappresenta un tema cruciale per la tutela ambientale e l’economia locale.

Un equilibrio tra salute e ambiente

Un delicato punto di equilibrio è stato raggiunto tra esigenze fitosanitarie, tutela ambientale e salvaguardia economica. La pratica dell’abbruciamento, pur necessaria per controllare il brusone, un fungo patogeno che può provocare perdite fino al 90% del raccolto, ha suscitato preoccupazioni per la salute dell’ambiente e la qualità dell’aria. La Regione ha quindi accelerato l’adozione di misure che permettano una gestione più sostenibile, senza compromettere la produttività agricola.

La transizione verso metodi più sostenibili rappresenta un passo fondamentale per il futuro della risicoltura.

La Regione Emilia-Romagna sta promuovendo azioni mirate per favorire la transizione tecnologica verso l’impiego della pirolisi, un processo in grado di trasformare la paglia di riso da residuo gestionale a risorsa energetica ed ecologica. Questa tecnologia, se implementata, potrebbe ridurre l’impatto ambientale dell’abbruciamento e aprire nuove opportunità economiche per gli agricoltori. L’Università di Parma sta valutando la fattibilità tecnica degli impianti, e la Regione ha espresso la disponibilità a destinare risorse del Piano di sviluppo rurale per incentivare progetti pilota sul territorio. Le associazioni agricole mantengono aperto il dialogo con il Ministero dell’Ambiente per individuare ulteriori semplificazioni e fonti di finanziamento. L’obiettivo è creare un sistema che permetta una gestione sostenibile delle coltivazioni, senza compromettere la produttività e la qualità del riso, un prodotto di nicchia di altissima qualità, ricercato a livello nazionale.

Un settore in crisi ma con futuro

La risicoltura nel Basso Ferrarese svolge una funzione ecologica e idrogeologica insostituibile, in un territorio situato fino a quattro metri sotto il livello del mare e soggetto a forte subsidenza. La presenza dell’acqua dolce nelle risaie costituisce l’unico argine naturale capace di contrastare la risalita del cuneo salino, evitando la sterilizzazione dei terreni e previando fenomeni di desertificazione agricola. La superficie agricola destinata a riso nella provincia di Ferrara si attesta a poco meno di 5mila ettari, un’estensione ridotta rispetto ai 12mila o 13mila ettari del passato, ma di straordinaria rilevanza per la produzione regionale.

La Regione ha espresso la disponibilità a destinare risorse per incentivare progetti pilota sul territorio.

Il tavolo di coordinamento istituziale, presieduto dal prefetto Massimo Marchesiello, ha visto la partecipazione di rappresentanti di enti locali, servizi fitosanitari, Arpae e organizzazioni agricole. L’impegno condiviso a tutela del patrimonio agricolo e dell’ambiente del Ferrarese ha confermato la volontà di superare la gestione emergenziale e orientarsi verso soluzioni strutturali di lungo periodo. La transizione verso metodi più sostenibili rappresenta un passo fondamentale per il futuro della risicoltura in una regione che ha sempre contato su un’agricoltura di qualità e tradizione.