Buio e silenzio: una docente chiede un confronto per il futuro del Nido Magnolia

Una docente chiede un confronto per il futuro del Nido Magnolia, che rischia di diventare uno spazio inutilizzato.

Due mesi dopo la chiusura ufficiale del Nido Magnolia, Maria Grazia Bozzi, docente della scuola dell’infanzia Raschi, ha espresso un sentimento di tristezza e preoccupazione per lo stato degli spazi abbandonati. La docente, che ha inviato una lettera alla redazione, ha descritto le finestre del nido come “buie” e ha sottolineato come, fino a pochi mesi fa, quegli spazi fossero pieni di vita, risate e attività educative. La scuola dell’infanzia Raschi, situata al piano superiore, continua a accogliere i bambini, ma il Nido Magnolia, che ha ospitato generazioni di bambini, rischia di diventare un luogo inutilizzato.

La lettera di Bozzi ha messo in luce come la decisione di chiudere il Nido Magnolia sia stata vista principalmente attraverso la lente dei costi, senza considerare il valore sociale che un servizio educativo riveste per le famiglie e per i bambini. La docente ha sottolineato che quegli spazi hanno ospitato relazioni, esperienze e momenti importanti della crescita dei bambini. “Quando penso all’Asilo Magnolia, vorrei usare la parola ‘CURA’, con la C maiuscola”, ha scritto Bozzi, ricordando come i muri spessi e massicci della struttura raccontino la dedizione e l’impegno del personale educativo.

Un luogo che ha visto crescere i bambini

La scuola dell’infanzia Raschi, che si trova al piano superiore, rappresenta un luogo viva e abitato, dove i bambini imparano a stare insieme, a conoscere il mondo e a costruire relazioni autentiche. La docente ha sottolineato come la scuola sia un “laboratorio di vita” e un “luogo prezioso” per la crescita globale della persona. Tuttavia, la chiusura del Nido Magnolia ha lasciato un vuoto che, secondo Bozzi, rischia di essere percepito come un abbandono di una parte della memoria educativa della comunità.

La docente ha chiesto un confronto tra Amministrazione, scuola e insegnanti per valutare la possibilità di restituire quegli ambienti a una funzione educativa e sociale. Perché non aprire le porte al dialogo e mettere intorno a un tavolo Amministrazione, scuola, insegnanti, per capire quanto valore hanno quegli spazi per la scuola Raschi? La proposta non si limita a riempire gli spazi con altre classi, ma mira a trasformarli in luoghi flessibili e aperti, in grado di accogliere esperienze diverse da quelle che si svolgono nell’aula.

Un futuro che non deve essere solo buio

La lettera di Bozzi ha espresso un forte desiderio di dare un futuro a quegli spazi, non solo come luoghi vuoti, ma come luoghi in grado di accogliere nuove esperienze educative. Perché dove prima c’erano bambini che correvano e giocavano, oggi non dovrebbe esserci soltanto buio? “Dovrebbe esserci ancora la possibilità di dare luce al futuro”, ha scritto la docente. La richiesta di un confronto rappresenta un invito a riconoscere il valore sociale e educativo di quegli spazi, e a trovare soluzioni che permettano di riutilizzarli in modo significativo.

La docente ha anche sottolineato come quegli spazi abbiano visto crescere i bambini, ospitato relazioni e momenti importanti della loro vita. “I bambini della scuola Raschi possono far tornare a sorridere quei ‘muri'”, ha scritto Bozzi. La proposta di un confronto tra le parti interessate rappresenta un’occasione per riconsiderare l’uso di quegli spazi, non solo come luoghi vuoti, ma come luoghi in grado di continuare a offrire un servizio educativo di qualità.